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L’ aver concluso la mia piccola guida all’English Transferware vintage non significa io abbia smesso di girare per mercatini, tutt’altro. E proprio per questo motivo ho notato quanta confusione ci sia tra chi vende (e anche tra chi compra) sul concetto di “argenteria”, e come sia frequente trovare oggetti definiti “d’argento” che tali non sono.

Mi è sembrato quindi utile fare un piccolo, e come sempre non professionale, riepilogo per imparare a muoverci un po’ meglio in questo mondo luccicante: niente di che, giusto due piccoli post dedicati rispettivamente all’argento e ai suoi più comuni – diciamo così – surrogati.

Cominciamo allora a vedere che cos’è l’argento. Un metallo, ovviamente, che tuttavia non può essere usato puro ma solamente in lega, in generale con il rame. La percentuale di argento contenuta in un oggetto viene definita “titolo”: per quanto riguarda gioielli e oggetti per la casa e la tavola, il titolo può variare da un minimo di 800 (ovvero 800 parti di argento e 200 di altri minerali) ad un massimo di 925 (925 parti di argento e 75 di altri minerali), che in inglese prende il nome di “Silver Sterling”.

In ogni paese esiste una disciplina legale sui marchi da riportare sugli oggetti d’argento a garanzia degli acquirenti. In Inghilterra, ad esempio, fin dal 1544 il simbolo dell’argento è una figura di leone passante verso sinistra. In Italia nel tempo si sono succeduti diversi simboli e sistemi a seconda dei periodi e delle dominazioni: ogni stato preunitario aveva i suoi punzoni, soppressi solo a seguito dell’unificazione nazionale ma non immediatamente sostituiti.

Inizialmente infatti lo Stato Italiano non solo non introdusse un punzone ufficiale, ma lasciò la punzonatura facoltativa. Solo con legge del 2 maggio 1872 fu introdotta una punzonatura unica di garanzia – sempre però facoltativa – cioè una testa di donna turrita con un numero alla base indicante il titolo: 1 per il titolo 950, 2 per il titolo 900 e 3 per il titolo 800. In seguito si affermò l’uso di punzonare con il solo titolo dell’argento, ma senza uniformità di sorta: potevamo avere il solo numero indicante il titolo, il titolo con un contorno ovale, il titolo accompagnato dal punzone dell’argentiere. Solo con legge del 5 febbraio 1934 vennero imposti due punzoni: il primo, con il numero racchiuso in un ovale, indicava il titolo; il secondo doveva invece contenere il numero d’ordine dell’argentiere e la provincia, separati da un fascio littorio e racchiusi in una losanga tronca.

Il fascio littorio venne eliminato nel 1944, mantenendo però invariato il sistema del doppio punzone. Dobbiamo arrivare al 30 gennaio 1968 perché per legge venga modificato il punzone del produttore, con la trasformazione della losanga tronca in esagono allungato in cui devono comparire una stella (simbolo della Repubblica) il numero e la provincia dell’argentiere. Questa punzonatura è tuttora vigente. Con legge 22 maggio 1999 è stato però introdotto un nuovo punzone per i casi in cui l’argento sia esterno ed a copertura di altro materiale, per esempio – per restare alla tavola – nei manici di coltelli o posate a servire. In questo caso il nuovo punzone, una lettera R racchiusa in un quadrato, ci indica che l’oggetto è “riempito” di materiale non prezioso.