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Nello scorso post abbiamo visto come identificare i manufatti in argento. Oggi invece cercheremo di conoscere meglio quegli oggetti che sembrano in argento ma in realtà sono solamente placcati: una storia che ci riporta (guarda il caso) prima di tutto in Inghilterra, dove sono nate praticamente tutte le tecniche utilizzate.Candelabro in sheffield

Iniziamo dicendo che il termine generico per indicare questi oggetti è silverplate, parola che individua un manufatto realizzato con un metallo non nobile o una lega metallica poi rivestito in argento, e questo indipendentemente dalla modalità impiegata.
Già, perché nel corso del tempo le tecniche per ottenere manufatti in simil-argento sono state moltissime.

Vediamole brevemente in ordine cronologico. Fin dalla fine del Settecento in Inghilterra era diffuso il cosiddetto close plating che permetteva di ottenere manufatti in ferro o acciaio rivestiti in argento. Scopo della tecnica era ottenere oggetti dalla finitura argentata ma molto più resistenti, tipicamente lame ed altri utensili destinati al taglio. Questi oggetti si riconoscono perché portano impressi marchi di fantasia ben diversi dalle punzonature ufficiali destinate all’argento, come ad esempio la sigla P.S. (plated still).

Decisamente all’insegna del “bello ma più economico” è invece la tecnica che va sotto il nome di old sheffield plate, o fused plate, termini con cui si identifica una tecnica di produzione di lastre di rame ricoperte con argento mediante l’azione del calore. L’invenzione è dovuta all’argentiere Thomas Boulsover che operava appunto nella cittadina di Sheffield, e che nel 1743 trovò il modo di far aderire il maniera molto tenace rame ed argento. I primi oggetti realizzati in old sheffield non venivano marcati, e solo nel 1784 un atto del parlamento impose la registrazione presso l’Ufficio di Controllo di Sheffield di appositi marchi costituiti da simboli e dal nome dell’argentiere scritto per esteso, oltre che da un numero di modello.

Ben presto però anche la tecnica dell’old sheffield venne soppiantata da una nuova tecnologia. Nel 1834 infatti il chimico e fisico inglese Michael Faraday scoprì le leggi dell’elettrolisi e nel 1840 Elkington di Birmingham ottenne i primi brevetti per l’argentatura galvanica (electroplating) dei metalli, ben più economica ed efficace della precedente. Questa tecnica non fu ovviamente utilizzata solo in Inghilterra, ma è qui che venne perfezionata e anche regolamentata per la prima volta.

L’editto del 1784 sulla marcatura degli oggetti in old sheffield non si applicava infatti al nuovo tipo di produzione, cosicché gli argentieri si sbizzarrirono ad inventare marchi di fantasia (cosiddetti pseudo-hallmarks) che richiamavano a colpo d’occhio una serie completa di marchi dell’argento sterling.

Per evitare confusioni e frodi, in Inghilterra a partire dal 1896 fu stabilito che tutti gli oggetti argentati per via galvanica portassero la scritta EP (Electro Plated), EPNS (Electro Plated Nickel Silver) o EPBM (Electro Plated Britannia Metal).

Anche la sigla A800 o Arg. 800 (o Arg 1000) identifica un oggetto non in argento ma in metallo argentato. Eventuali oggetti con questo marchio non possono quindi essere messi in vendita come “argento” perché sono a tutti effetti dei semplici placcati.

Un’ultima nota. Tutti gli oggetti placcati vanno puliti con estrema delicatezza: interventi troppo aggressivi possono infatti rovinare o addirittura asportare completamente la placcatura. In caso di disastri, si può valutare un intervento di riargentatura, ovviamente da far eseguire da un professionista che vi aiuti anche a valutare il rischio di far perdere, con il rinnovo della placcatura, valore all’oggetto.