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Sabato scorso, con una autentica toccata e fuga, sono stata nella bellissima Parma. Lo scopo era vedere finalmente (all’alba dell’ultimo giorno utile) la collezione di tazze commemorative dell’amica e historic blogger Marina Minelli, in mostra presso il delizioso Museo Glauco Lombardi.

Bianca a casa di Bianca

Vista la mostra e prima di andare a pranzo (che voglio dire, vai a Parma e vuoi non abboffarti di torta fritta, culatello e tortelli?), io e il consorte ci siamo concessi una veloce passeggiata per il centro. Parma è una città splendida ed elegante, turistica ma con gusto, un autentico scrigno di cultura artistica e musicale. Per questo motivo, mi sarei aspettata un tripudio di negozi storici in grado di offrire una scelta di oggetti particolari. Qualcosa, a dire il vero, l’ho trovato, ma in generale sono rimasta piuttosto delusa: anche qui, sempre gli stessi marchi, le stesse catene, le stesse cose. Un vero incubo.

Come sapete non sono una grande viaggiatrice, ma negli ultimi tre anni ho avuto modo di visitare diverse grandi città (Londra, Toronto, New York e Edimburgo) e mi ha davvero impressionato vedere l’appiattimento di gusto e offerta. Certo, le grandi marche non esauriscono il mercato, ma ne costituiscono la parte preponderante e onestamente inizio a non sopportarle più.

Ho voglia di oggetti più personali, di materiali migliori, di finiture più accurate e soprattutto della sensazione che dietro ci sia un po’ di anima, non solo una catena di montaggio. Per restare all’abbigliamento, quel che oggi si definisce “moda sostenibile”. Certo, se confrontati a quelli delle grandi catene i prezzi di questi articoli sembrano inaffrontabili, ma forse è arrivato il momento di chiedersi se vale davvero la pena avere armadi che esplodono di robaccia che dura una stagione o se non convenga piuttosto investire in un guardaroba piccolo ma di maggiore qualità.

In effetti l’ansia di avere sempre qualcosa di nuovo per paura di restare esclusi dall’ultima moda mi sembra un problema tutto italiano: a quanto ho visto in giro per il mondo, la crisi di panico da “ommmioddio questo vestito me l’hanno già visto” è proprio tutta nostra.

Quindi vi chiedo: avete mai riflettuto su questo tema? Cosa ne pensate?

PS per coerenza, al mercato di Parma ho preso il vestito cinesissimo che vedete nella foto. “Mi contraddico? Ebbene, mi contraddico”. Del resto anch’io, come Walt Whitman, contengo moltitudini.  Prima o poi dovrò iniziare a farle andare un po’ più d’accordo…