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Niente di rilassa e mi mette di buon umore come girare per mercatini. Che siano antiquari o semplicemente dell’usato, fa poca differenza. Con i dovuti distinguo del caso (ve li ricordo in questo post), in entrambi i casi so che con pazienza e un pizzico di fortuna troverò cose belle e non banali, capaci di dare alla mia casa e alla mia tavola un tocco di personalità senza spendere un patrimonio.

Non è l’unico motivo in realtà. Vi ho già raccontato quanto io ami circondarmi di oggetti con una storia e un’anima. Vi ho anche detto che sto facendo riflessioni sull’omologazione e sulla sostenibilità. Ed ecco che, pensandoci, mi sono resa conto che acquistare in questi posti riduce in maniera incredibile lo spreco, e diventa etico, oltre che piacevole.

Viviamo in un’epoca dove sembra non esistere più il concetto di bene durevole, sostituito da affannoso aderire a mode sempre più effimere che spingono ad un usa e getta apparentemente conveniente e democratico, ma che a un’occhiata meno superficiale si rivela l’esatto contrario.

Per sostenere i costi del continuo rinnovo non solo del guardaroba ma anche del corredo e – a volte – persino dell’arredo di casa, si è costretti a ricorrere – salvo non essere estremamente benestanti, ovviamente – a catene low cost dove, ahinoi, a prezzo basso corrispondono non solo scarsa qualità ma molto spesso anche discutibili valori etici. Non è un segreto per nessuno che queste catene producano quasi esclusivamente in paesi del Terzo Mondo dove la dignità dei lavoratori, intesa sia come condizioni di lavoro che come retribuzione, è raramente tenuta in grande considerazione. Aggiungiamo la scarsa qualità dei materiali impiegati – per tacere, in qualche caso, della loro discutibile salubrità – e avremo tutti gli elementi per capire come quelli che ci sembrano grandi affari non sempre lo siano.

Ecco perché consiglio vivamente, almeno per quegli articoli che possono essere igienizzati a fondo senza difficoltà, di prendere seriamente in considerazione qualche giro in più per mercatini. Non solo troveremo oggetti nati in un’epoca in cui qualità e durevolezza degli articoli erano requisito imprescindibile, ma daremo nuova vita a cose che sono ancora perfettamente in grado di adempiere alle loro funzioni.

Terzo e non ultimo aspetto, in un mondo orribilmente omologato avremo finalmente qualcosa di diverso e originale che ci farà sentire casa e tavola veramente “nostre”. Non mi pare poco.