Riflessioni

Riflessioni. Il blogging è morto, viva il blogging!

Da più parti si sente dire che il blogging ormai è morto, e che le attività che gli erano proprie si sono spostate su Facebook e, soprattutto, Instagram. Lì in effetti è tutto più facile: una bella foto semplice da ottenere con un qualunque cellulare e un po’ di abilità nell’uso dei filtri, due frasette, tanti hashtag e il gioco è fatto.  

Aggiungiamoci che per scorrazzare tra Facebook e Instagram basta un momento, e chi ormai non butta di continuo o quasi l’occhio al cellulare? Se prendiamo per buoni questi motivi, possiamo pensare che in effetti sì, il blogging abbia fatto il suo tempo. Non a caso ormai tutti i post sponsorizzati si stanno spostando su Instagram, dove il traffico è più alto, i tempi più immediati e la realizzazione molto più semplice: una foto, un video brevissimo e siamo a posto. 

C’è però anche il rovescio della medaglia. Post fotografici o poco più hanno un impatto minimo, perché li risolvi con un’occhiata e via. La pochezza di contenuti, tolto il fugace piacere di vedere una bella immagine o il divertimento di ascoltare una storia che dura al massimo quindici secondi, diciamolo, non dà grande soddisfazione. Al mondo c’è ancora chi desidera contenuti un po’ meno superficiali, e si ostina a coltivare l’atavica passione dell’essere umano per la lettura.

Se poi c’è un motivo per cui i blog sono andati in crisi, è probabilmente perché a un certo punto sono diventati un mero contenitore di post sponsorizzati, che – piaccia o meno alle aziende e agli influencer – in breve tempo annoiano a morte e spingono il lettore alla fuga. Anzi, azzardo una previsione: ora che il mercato della pubblicità si è spostato in massa su Instagram, con conseguente inflazione dei post sponsorizzati, a breve assisteremo anche alla fuga da qui. Nel frattempo, i blog possono tornare ad essere quello che erano in origine che, almeno per quanto mi riguarda, li rendeva speciali: uno spazio libero dove possano trovare spazio contenuti di ogni genere. 

Per questo io credo che il blogging non sia affatto morto, ma sia al limite un po’ da rinfrescare. Certo, forse non è più tempo di post molto lunghi e complicati, ma qualche breve articolo scritto decentemente da scorrere mentre si beve un caffè per soddisfare qualche curiosità e magare accendere stimoli di riflessione credo che abbia ancora una notevole appetibilità. E quindi vi chiedo: seguite ancora i blog, o pensate anche voi che abbiano fatto il loro tempo? 

35 pensieri riguardo “Riflessioni. Il blogging è morto, viva il blogging!”

  1. Io sarò all’antica, ma se cerco qualche informazione,anche veloce,preferisco leggerla…e chi fa un post,sopratutto lungo,è perché racconta la sua esperienza personale e sa cosa racconta. È come i politici fanno le leggi,ma non sanno effettivamente sul lato pratico cosa comportano, e così è una foto.. cosa ci da? Non so se mi sono spiegata?

  2. Ciao Bianca! Mi fa piacere leggere il tuo post, ho avuto un blog di cucina per diversi anni che poi non ho piu aggiornato per gli ultimi due anni. Ora insieme a mia sorella ne abbiamo creato un’altro e mi rendo conto che è tutto davvero cambiato e stavo proprio pensando a come attirare l’attenzione sul blog ma sembra faticoso, sto pensando a nuove idee! speriamo qualcosa di buono salti fuori presto 🙂 e che la situazione nei blog possa cambiare
    ciao Valentina

  3. Buongiorno. Ho inaugurato poco tempo fa il mio blog, fatto proprio di lunghi articoli, dettagli, riflessioni personali e tutto ciò che, anche leggendo questo tuo post, sembra superato. In effetti se il fine di tutto fossero i numeri sarebbe il caso di lasciar perdere, ma la mia ambizione, forse eccessiva, è incontrare anche solo un pugno di lettori che arrivino in fondo ai miei articoli e li apprezzino, non decine di likes frettolosi e superficiali … anche se, sinceramente, non so se la mia è un’impostazione che mi porterà ad avere molte soddisfazioni! In ogni modo, tra dubbi e incertezze, vorrei dirti che è sempre un piacere leggerti (qui dal blog, non sulla pagina fb o instagram) e ti ringrazio per tutti gli spunti di riflessione che mi dai. A presto!

    1. Ciao, ho la tua stessa impostazione e devo dire che sono molto contenta perché pur non avendo grandi numeri ho comunque un gruppo di lettori molto assidui e fedeli: sarò ingenua, ma a me questo dà grandissima soddisfazione!

  4. Temo sia un gatto che si morde la coda. Un blog per funzionare e dare soddisfazione, come osservi giustamente, deve essere riempito di contenuti, possibilmente interessanti e originali, che oggi pochissimi hanno tempo e capacità per sviluppare. Ecco allora che si preferisce il post mordi e fuggi di Instagram o FB, molto meno impegnativo per il redattore. Ma anche la soddisfazione che dà al lettore finisce per essere mordi e fuggi, con un livello zero di approfondimento e di coinvolgimento. Ma per coinvolgere davvero occorrono contenuti e…… torniamo al punto di partenza. A livello professionale penso che Instagram dovrebbe servire da esca per portare il il cliente dove si ha il modo di fargli approfondire la proposta commerciale. A livello privato credo che un blog abbia ancora il suo valore, soprattutto se è chiaramente connotato, come il tuo, e permette di svagarsi, offrendo però qualcosa al lettore che vada oltre il piacere che si ha guardando una bella foto: informazioni su quel che sto guardando, opinioni o istruzioni per l’uso (il famoso how to) anche da un punto di vista personale, date per stimolare il commenti dei lettori. A me personalmente un po’ di approfondimento interessa sempre, a patto che esca dalla banalità e sia fatto con intelligenza e leggerezza.

      1. Mi rendo conto che quella di analizzare è una mia deformazione mentale e professionale. 😦 A volte dovrei mettere da parte il pragmatismo e lasciare più spazio ai sogni. Blog come il tuo mi aiutano a farlo. Grazie, Donna Bianca.

  5. Nel mio caso, un blog di ricette – prevalentemente – non può essere sostituito da nessun social in quanto la parte scritta del procedimento di preparazione è essenziale…

  6. Il blogging è un pochino fuori moda, ma oggi i blog li leggono le persone che sono in grado di leggere un testo di media lunghezza senza distrarsi e passare ad altro, che sono in grado di esprimere il pensiero che hanno in testa in maniera comprensibile.
    Guardiamo chi ha scritto i commenti prima di me: sono tutti ben scritti, comprensibili, chiari. Facciamo un giro su facebook: frasi slegate inframmezzate da puntini ogni tre parole, puntini che sostituiscono qualsiasi segno di punteggiatura perfino i punti di domanda… è un altro livello di pubblico, che non sa nemmeno cosa sta pensando figuriamoci a scriverlo, figuriamoci a comprendere il senso di quello che abbiamo scritto e a cui scompostamente rispondono. Sui blog non si ha continua ripetizione del già detto, perchè l’arretrato diventa irrintracciabile come su facebook.
    Oggi i blog vengono scovati da chi vuole leggere di un certo argomento, se piacciono si seguono con continuità e il pubblico diviene affezionato. Magari si fanno numeri minori, ma di qualità.

    1. Analisi molto interessante anche la tua: credo anch’io che il pubblico che resta fedele ai blog lo faccia perché vuole di più rispetto a chi semplicemente scorre FB e IG. Là si soddisfa la curiosità spicciola, all’insegna del “mordi e fuggi”. Qui ci si può permettere il piccolo lusso di assaporare con calma: non mi pare un vantaggio di poco conto!

  7. È da qualche settimana che penso di scrivere un post sull’argomento. 😉
    Mi rileggo ben bene il tuo post e tutti i commenti . . . non vorrei essere accusata di copiare! 😉
    E, se mai deciderò di scriverlo, ti linko volentieri! Anche se non ho scritto molto nel 2017, credo (come te e le altre ospiti) che il blog abbia potenzialità che non ha Fb. Per quanto riguarda IG, malgrado la FigliaPiccola e alcune tra le nipoti insistono, non mi ci avvicino. Come nonna resto fedele a quello che è stato chiamato (in un blog amico, chiuso da un bel po’) un “diario che risponde”! 🙂

    Ciao, Fior

    1. La definizione di blog come “diario che risponde” è stupenda! Credo che poche altre descrizioni renderebbero altrettanto bene quello che per me è ancora lo spirito del blogging . Grazie!

      1. La definizione si trova da qualche parte, nel blog di Julia (cancer blogger) che ha smesso di scrivere quando “l’oncologo le disse: “Julia, sono passati cinque anni dalla diagnosi e dalla cura. Vista la tua attuale buona situazione di salute, e soprattutto visto il tipo di cancro aggressivo che hai avuto (della serie che se non lo elimini del tutto recidiva subito, per intenderci), mi sento di affermare che la tua malattia finisce qui.” . . . sono sei anni, ma il blog è sempre aperto, per chi ne ha bisogno! 🙂
        Anche lei è una blogger che ha iniziato l’avventura su “Splinder” . . . Una di quelle amiche che da virtuali sono diventate reali! 😉

        Ciao, Fior

        https://juliaset72.wordpress.com/

  8. Un buon blog è come un vino d’annata, un grande romanzo, una sinfonia di Mozart: rifugge dalla fretta, si fa gustare e rileggere qua e là, unisce interessi e stimola curiosità… È ovvio che non tutti riescono ad apprezzarlo; ma, chissà, il gusto potrebbe affinarsi dopo il primo assaggio… Mi auguro che la nostra gentile padrona di casa voglia continuare ad allietarci mooooolto a lungo con le sue garbate, argute osservazioni, la sua competenza e la piacevolezza della scrittura.

  9. Ciao cara Bianca si leggo ancora i blog 😉 anche se non aggiorno più il mio con assiduità, mi piace andare a rivedere i miei vecchi post perché rappresenta il mio diario e non voglio insegnare niente ad altri ma imparare sicuramente, come qui da te o scambiare chiacchiere e confrontarsi come in altri blog di amiche. Prima o poi riuscirò a mettere in pratica i tuoi consigli nei vari mercatini ;). Non sono su Fb per scelta, non mi importava di ritrovare “vecchie amicizie”, con IG diciamo che ho cercato di approfondire la mia passione per la fotografia anche se c’è sempre da studiare in ogni campo. Dai sempre degli ottimi spunti di riflessione, grazie . Buona serata Luisa

  10. Ciao Bianca! Sono molto d’accordo su quanto hai scritto.
    Ho creato il mio sito da qualche giorno e l’ho fatto proprio per dare sfogo a quanto non si riesce a mostrare tramite un immagine o un video. Penso sia molto bello poter condividere impressioni personali e modi di vedere la realtà con le altre persone e il blog è uno strumento utile e forse il più efficace.
    Tanti Saluti!

  11. Questa è una riflessione che ho fatto parecchie volte da quando scrivo il mio piccolo blog e devo dire che mi è stato consigliato da un’amica di scrivere post più brevi perchè, secondo lei (tra l’altro esperta blogger) la gente non vuole leggere e si scoraggia di fronte a testi troppo lunghi. Forse ha ragione lei, però io sono un po’ testarda e vado avanti a scrivere quanto esce dalla mia tastiera, frutto di ricerche e della passione che ci mi anima per tutto ciò che ruota attorno al giardino e alla bellezza. Non credo di avere molti lettori, ma scrivere mi fa stare bene, mi da soddisfazione tanto quanto leggere post interessanti come i tuoi, quindi armimoci di tastiera e avanti così!

    1. Infatti il punto è dare a chi la gradisce la possibilità di una pausa: tra un post e una foto c’è la differenza che passa tra un caffè preso al volo al bancone e un afternoon tea gustato con tutta calma. Buoni entrambi, ma potendo scegliere…

  12. Io la penso come te, ho tutti i social, ma li uso per scopi diversi, ad esempio instagram lo uso esclusivamente per postare le miei foto (dato che ho la passione per la fotografia), facebook lo uso per gli eventi, dato che sembra il modo più semplice per scoprire quando ci sono feste paesane, corsi, serate di band locali ecc inoltre recentemente ho fatto una pagina facebook per “pubblicizzare” le mie foto e per evitare di avere richieste di amicizia sul mio profilo privato. Che è un pò la ragione per cui ho creato questo blog, anche se quì ho la possibilità di scrivere cosa che sui social non faccio. Inoltre ho un altro blog anonimo, quello che uso più assiduamente che uso come sfogo e come luogo dove potermi confrontare… sui social non ci provo neppure a confrontarmi…trovo livelli di ignoranza e di ottusità assurda, là, la gente crede a qualsiasi cosa gli viene detto.

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