Brocante folies, English Transferware, storie, Vintage

Storie di un tempo passato. Inghilterra, 1906

Mi capita spesso, osservando gli oggetti che colleziono, di scoprirmi a immaginare la loro storia. Mi chiedo a cosa pensasse chi li ha creati, quali gesti e quali parole siano stati usati per venderli, quante vite abbiano attraversato. Non sempre riesco ad avere non dico una risposta, ma almeno una vaga idea di quale strada abbiano percorso prima di arrivare fino a me. Capita così che mi ritrovi a mescolare nella mia testa informazioni concrete e fantasia, come nel caso di questa coppia di piattini recuperati a una cifra ridicola in un mercatino dell’usato. Guardandoli, ho immaginato questa storia.

Spode 2-5660 a casa di BiancaL’ultima pennellata ed ecco, anche questo piatto è finito. Ogni dettaglio, ogni punto è stato riempito di colore. Sulla base stampata a transferware la mano esperta della decoratrice ha operato con certosina pazienza per trasformare un semplice disegno marrone in una sinfonia di colori. 

Il decoro è all’ultima moda. E’ la riedizione di un classico Spode del primo Ottocento, per la precisione del 1822: si chiama “Pheasant”, è ispirato a un disegno tradizionale cinese e  i disegnatori dell’azienda lo hanno appena rinnovato apposta per un cliente importante. Si chiama Waring & Gillow, ed è uno dei più bei negozi di Londra, in Oxford Street. Hanno voluto un’edizione esclusiva, e anche se questo vuol dire pagare di più hanno chiesto che sul retro, accanto al marchio Copeland Spode, ci fosse anche il loro. Non devono esserci dubbi sulla provenienza di questi piatti, perché alla Waring &  Gillow sanno bene cosa vogliono i loro clienti: prestigio ed esclusività.

Spode 2-5660 a casa di Bianca

La decoratrice sa che il frutto del suo lavoro finirà sulla tavola di una dimora importante: chissà, forse di un giudice, di un medico, o di un alto ufficiale al servizio di Sua Maestà. Lo maneggerà una signora elegante, che magari esaminandolo da vicino alzerà un sopracciglio e dirà severa “Beh, avrebbero potuto fare meglio”.

Inutile pensarci, quel che è fatto è fatto. Resta solo da girare il piatto, aggiungere a mano il numero del decoro (2-5660, ormai lo sa a memoria) e poco sotto il suo codice personale, il 14. Accanto c’è un altro numero, questa volta stampato: è un 16, e indica la squadra che ha applicato la base a transferware del decoro. E’ importante mettere il proprio codice, lei lo sa bene, perché così non ci saranno discussioni su quanti pezzi ha eseguito, quando verrà il momento di ritirare la paga.

Spode 2-5660 backstamp a casa di Bianca

La decoratrice indugia ancora un attimo a osservare il retro del piatto. Quante cose racconta, a chi lo sappia ascoltare: la T sopra lo 06, per esempio, dice che il piatto è stato realizzato nell’agosto del 1906. Il nome Copeland Spode impresso nella pasta ceramica conferma che anche il pezzo, e non solo il decoro, è stato fatto in questa manifattura. A volte sotto il nome c’è anche una corona, che indica il materiale di cui è fatto il piatto,  una terraglia forte bianca. Qui non c’è, chissà come mai?

Un ultimo sospiro, un’altra occhiata e via, è tempo di passare al prossimo pezzo.  Immerge il pennello nel colore e i suoi pensieri volano altrove. Non può forse nemmeno immaginare che,  cento e dodici anni dopo, il frutto del suo lavoro finirà nella polvere di un mercatino delle pulci distante più di mille chilometri, pronto a trovare ancora una volta una casa, e mani gentili che ne avranno cura.

Spode 2-5660 a casa di Bianca

Se volete saperne di più sulla storia di questo decoro, potete leggere qui.

13 pensieri riguardo “Storie di un tempo passato. Inghilterra, 1906”

  1. Cara d.b. spode è un marchio di nicchia molto prestigioso a me piace la serie con gli animali del bosco adatti per la tavola autunnale, sono nella mia wish list! ogni anno mi ripropongo di comprarli poi rinuncio per il prezzo…😖ma tu dove li hai scovati a low cost? Sono bellissimi 👍😘Buon inizio settimana☕☕

    1. Ciao, ho avuto la fortuna di trovare sul loro sito un’offerta in seconda scelta. Di solito non vendono on line questo decoro perché ne ha l’esclusiva l’importatore italiano, è stata una casualità (secondo me si erano proprio sbagliati…) e ne ho approfittato al volo.

  2. Meravigliosi piatti.. davvero, che fortuna averli trovati! Potrei chiedere un consiglio avendo stima della sua opinione? Che ne pensa dei piatti in maiolica? Estetica e resistenza…e secondo lei si adattano anche ad un ambiente moderno o solamente rustico? Questi che ho visto hanno decori in rilievo “a riccioli” lungo il bordo e sono bianchi con “pennellate” sui decori nei toni del grigio viola. Buona giornata!

    1. La maiolica è molto bella, ma come tutte le argille ha il difetto di scheggiarsi più facilmente della terraglia forte, del grès e soprattutto della porcellana: diciamo che va trattata con delicatezza! Per lo stile, non vedo preclusioni di principio: a volte un giusto gioco di contrasti può essere più affascinante di un insieme perfettamente coordinato 😉

  3. Che bella l’atmosfera che il tuo racconto suggerisce. Sento l’odore dei solventi con cui si stemperano i colori in polvere. Immagino una stanza luminosa e un riverbero dolce come quello di questa sera di primavera. Forse la decoratrice aveva le guance arrossate dal primo sole dell’anno, e gli occhi che bruciavano un po’, dopo un giorno di lavoro. Un abito a fiori, un golfino ricevuto in regalo a Natale.
    Dai, scrivi un romanzo ambientato nelle potteries… dico davvero.

    1. Ma povera me, non credo che ne sarei in grado. La narrativa non è mai stata tanto nelle mie corde, diciamo che mi sono divertita a fare questo esperimento e se avrò di nuovo l’ispirazione ci riproverò. Per il resto si vedrà…

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