Ricevere, Riflessioni

Riflessioni. Del cibo non instagrammabile

Anni fa seguivo assiduamente Masterchef: lo trovavo divertente, magari non molto istruttivo dal punto di vista culinario ma insomma, qualche dritta la dava, e soprattutto sembrava proporre una cucina varia e di grande qualità. Ricordo quindi che rimasi molto colpita, durante una delle cosiddette “sfide in esterna”, nel sentire la caposquadra dire più o meno: “Ragazzi qui siamo a Milano: non importa se cuciniamo roba che fa schifo, la cosa fondamentale è che sia bella!”.

Ci ho ripensato un paio di giorni fa vedendo su un sito la ricetta di un “gelato azzurro”. Sono rimasta incantata davanti alla foto: una pallina di un meraviglioso color indaco, abbinata a una fragola dalla forma perfetta e a una foglia di menta così bella da sembrare finta. Una tavolozza, davvero un’opera d’arte, anche se a leggere la ricetta si capiva che senza il tocco di blu (dato banalmente da un colorante) probabilmente il gelato non avrebbe avuto lo stesso impatto. A mo’ di madeleine proustiana, questa foto mi ha scatenato anche un altro ricordo: il post di una nota influencer, che annunciava con grande soddisfazione la nascita, nella sua città, di un caffè che puntava moltissimo sulla “instagrammabilità” dei suoi piatti. Colazioni da fotografare e condividere sui social, prima che da mangiare.

Spero onestamente che queste colazioni così carezzevoli per lo sguardo lo siano altrettanto per il palato, così come si auguro accada per il gelato color indaco, perché vedo prendere sempre più piede la moda del cibo soprattutto “bello”, e questo mi fa temere un futuro affatto roseo per piatti buonissimi ma, ahiloro, per nulla fotogenici.

Pensate a quanto poco instagrammabili siano, tanto per citarne alcuni, gli spezzatini, i minestroni, le più semplici torte casalinghe. Il rischio concreto è che la loro scarsa avvenenza li condanni all’oblìo, o se va bene li releghi ai margini della società gastronomica: insomma, una specie di bodyshaming versione culinaria! E non mi piace, perché mi rendo conto che ogni tanto ci casco anch’io: un paio di sere fa, per dire, portando in tavola un’insalata verde mi sono trovata a pensare che le mancasse “un tocco di colore”. Subito dopo mi sono data della cretina: non era un quadro, era un’insalata, perfetta così com’era per la funzione che doveva svolgere!

Quindi lo dico ufficialmente: parte da oggi la mia personalissima campagna per la dignità del cibo buono ma poco instagrammabile. Siete con me?

18 pensieri riguardo “Riflessioni. Del cibo non instagrammabile”

  1. Giusta riflessione . . . un anno o due fa, sulla pagina Fb di “Sale e Pepe” hanno proposto la foto di un a ricetta di uno chef importante (ma che io non ho mai sentito nominare) erano tre ingredienti, cucinati, presentati divisi su un pezzo di lastra di marmo . . . ho scritto un commento che mi è uscito dal cuore, diceva più o meno così: Questa cucina sta a quello che prepariamo ogni giorno come l’haute couture sta ai vestiti che la gente si mette addosso davvero”! 🙂

    Non esco spesso per mangiare al ristorante, ma, a volte, mi pare che seguano proprio il diktat che hai detto tu “… non importa se cuciniamo roba che fa schifo, la cosa fondamentale è che sia bella …” piatti scenografici, poca sostanza e non sempre una cucina curata!

    Buona Giornata, Fior

      1. E quei piattoni stile “cappello di Rossella Hoara? Grandi le “falde”, piccolo lo spazio per il cibo . . . infatti, a me, quella volta, hanno portato solo 5 ravioli . . . non ho sentito nemmeno il gusto! 😀

        Ciao, Fior

          1. Quelli, come dico io, sono posti dove mangi da bonsai e spendi da sequoia…ma ammetto che ogni tanto (tanto) mi piace frequentarli, sempre in base alle mie possibilità.

  2. La penso esattamente come te. Purtroppo l’apparire ha preso il sopravvento non solo nel mondo culinario e va a braccetto con la velocità, l’inafferrabilità delle cose fatte per essere distrutte e sostituite in un lampo. Stiamo perdendo la capacità di assaporare nei modi e nei tempi “naturali”, senza filtri….per fortuna, finché ci saranno persone che preferiranno la lasagna della nonna al gelato blu il mondo non sarà ancora perduto…un bacio…evviva i cibi imperfettamente goduriosi!!!!!!

    1. Che poi questo gelato blu era il gusto Puffo tanto di moda anni addietro? A me ha sempre fatto senso…ma che gusto aveva? Anice non credo perché era per i bambini…

      1. No non era il gusto puffo, era un gelato vegano al cocco di un azzurro indaco stupendo (il gusto puffo, di cui ignoro il sapore, era un turchese scuro per nulla invitante, almeno per me )

  3. Ci si stuferà anche di questo, sono mode fatue ed effimere, torneranno polenta e brasato, soprattutto prima o poi ci si stuferà di voler dire al mondo continuamente dove siamo e che cosa stiamo facendo, mangiando, guardando ecc…tramite i social. Un po’ di misura in tutto non guasta

  4. Mi trovi d’accordo, anzi d’accordissimo. Nella mia esperienza, ho notato che solitamente i cibi più buoni che mangio nei ristoranti sono quelli che vengono serviti dai camerieri direttamente dal vassoio, non quelli che arrivano già impiattati e agghindati. 🙂

  5. Non funzionerà… purtroppo. Siamo abituati all’estetica oramai. Tampone fa pensavo che, anche nelle pubblicità, tutto è sempre perfetto, ad iniziare dalle modelle e mi stavo stufando ma quando ne ho visto una anomala su di un dentifricio interpretata da una nota presentatrice olandese, non proprio con una bella bocca, son rimasta insoddisfatta chiedendomi perché l’avevano scelta, oppure quando ho visto la torta a strati storti e naif della Food writer di turno postata su ig son rimasta delusa persino da chi commentava “oh che bella!”….(false?) Per non parlare della famosa frase “magari il cibo non sarà buono ma se presentato bene anche vostra suocera apprezzerà” (o qualcosa del genere)….ecco questi siamo noi “umani”.
    Non funzionerà.

      1. Ho proprio paura che tu abbia ragione! Questa cosa del cibo mediocre che si salva con la presentazione comunque non si può sentire: dai su, se un piatto non è buono non è buono. Chi pensa che basti imbellettarlo per renderlo migliore si illude, e anche parecchio!

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