Pensieri, Riflessioni

Riflessioni. Qualche parola sull’invidia

Esisteva, un tempo, una cosa chiamata diritto di opinione. Era quella libertà per cui uno poteva esprimere un parere, un giudizio, un pensiero su fatti e parole di altri. Certo, una libertà di cui non abusare, e da avvolgere sempre nella morbidezza del tatto e della buona educazione: ma pur sempre una libertà fondamentale in qualunque paese civile.

Ecco, sui social questa libertà sta facendo una brutta fine. Ne sono responsabili in primo luogo quanti ne hanno approfittato, usando l’anonimato offerto dal pc per lasciarsi andare a insulti spietati, cattiverie gratuite e azioni che definire riprovevoli è generoso. Ma ne sono altrettanto responsabili coloro che, accecati dall’ammirazione e spesso sobillati da idoli più o meno meritevoli di tanto fervore, attaccano alla gola chiunque osi esprimere opinioni che divergono dalla pura adorazione, e rendendo di fatto impossibile qualunque civile confronto.
A scanso di equivoci: non parlo di nessuno in particolare, né mi riferisco a un episodio specifico. Sono situazioni talmente comuni che chiunque bazzichi i vari sociali (blog, youtube, instagram, facebook etc.) conosce alla perfezione. Uno posta una foto o scrive due righe, tra i mille “bravo bene bis” arriva chi dice qualcosa di diverso (anche solo un banale “trovo che altri abiti ti donino di più”) e si scatena l’inferno.
Un inferno, va detto, spesso voluto e cercato dagli stessi Influencer, per due motivi: in primo luogo, perché si sono talmente montati la testa da ritenersi superiori a qualsiasi critica (e infatti sono i primi a bollare come troll e haters chiunque esprima anche l’osservazione più bonaria e costruttiva del mondo) , e soprattutto perché i flame generano contatti, e più contatti si hanno più si guadagna. Insomma, la vecchia e cara strategia del “parlatene male, ma parlatene”.
Comunque. In queste situazioni, l’arma d’attacco preferita dai follower più assatanati è sempre la stessa, cioè l’accusa di invidia: dici che quel vestito non le dona perché lei è bella e tu sicuramente un catorcio, perché lei è magra e tu sicuramente una balena, perché a lei regalano i vestiti e a te sicuramente no, e compagnia cantando.
Ora, l’invidia esiste ed è inutile negarlo. Ma siamo sicuri sia davvero così diffusa, e che chiunque apra bocca esprimendo – educatamente, si intende: chi insulta e offende si qualifica da solo – un qualunque parere controcorrente sia devastato da cattivi sentimenti?
Il fatto è, vedete, che l’accusa di invidia è un sentimento fortemente proiettivo. Mi spiego meglio: io seguo sui social una persona perché mi piace, la ammiro, la trovo di ispirazione; trovo il suo stile di vita accattivante, il suo gusto vincente, il suo lavoro bello e interessante. E mi dimentico che non tutti siamo uguali, e che ciò che a me piace ad un altro può risultare indifferente, se non addirittura sgradevole e noioso. Per questo motivo, non concepisco che il mio idolo possa non entusiasmare. E poiché IO trovo che il suo stile di vita sia invidiabile, proietto nell’altro quello che è un sentimento mio: a me piaci, vorrei essere come te, e di fatto TI INVIDIO anche se magari dentro di me questo resta un sentimento “buono”. E se ti invidio io, devono per forza invidiarti tutti.
Eppure non è tanto difficile pensare che, per una persona che espone una quotidianità felice sui social, ce ne siano altre mille che pur non sbandierandolo ai quattro venti hanno uno stile di vita analogo o persino superiore e dunque non hanno proprio motivo di essere invidiosi. E che magari muovono osservazioni sensate che potrebbero scatenare una discussione interessante e costruttiva: varrebbe la pensa di pensarci, invece di partire lancia in resta contro chi non si limita ad adorare l’ Influencer del nostro cuore.

5 pensieri riguardo “Riflessioni. Qualche parola sull’invidia”

  1. Sagge riflessioni! Ho smesso di seguire, dopo pochissimo tempo, i commenti dei lettori su un paio di quotidiani, disgustata dalle invettive e dagli insulti gratuiti che si scambiavano; ora seguo pochi blog, come questo, dove gli scambi di opinioni sono ancora possibili e civili.
    Quanto agli invidiosi del web, provo pena per loro, perché non sono riusciti a sviluppare la propria personalità, annullandosi nella cieca identificazione con l’idolo di turno, pronti ad azzannare alla gola chiunque metta in dubbio la perfezione del suddetto, come se fosse un’onta personale; e non riesco a capire alcuni dei cosiddetti influencers, che rinunciano alla privacy anche nei momenti più intimi e familiari, per soldi e/o perché hanno bisogno disperato dell’idolatria altrui per sentirsi vivi ed importanti.
    Certo, il fenomeno degli invidiosi aggressivi sul web potrebbe parere tutto sommato marginale: in realtà è secondo me la conseguenza di un atteggiamento mentale ormai diffuso a livello mondiale tra i fruitori dei media:”Io ho ragione, tu hai torto, perché osi controbattere e mettere in dubbio le mie certezze “… Dopo quarant’anni passati ad insegnare educazione civica, tolleranza, rispetto delle opinioni altrui, confesso di sentirmi sovente avvilita…

  2. È ciò che succede ogni giorno, ovunque, anche nel palazzo in cui viviamo. Inciviltà. Mancanza di educazione e scambio civile di opinioni diverse. Non seguo pagine instagram, ma mi è capitato di vederne. Assurdo lo scambio di offese per difendere l idolo di turno. Poveretti….gente insicura e sola che nella speranza di essere notati dal Dio venerato su instagram, lo difende a spada tratta in tutto è sempre…”sindrome dell’ ancella” la chiamo io. O sindrome del ” lisciarsi l insegnante a scuola “. Che desolazione… Il ” vorrei essere te, ma siccome non posso, aspiro a migliore amica ” peccato che degeneri in maleducazione però

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