Ricevere

Finalmente venerdì! Marzo e le viole

Mia nonna profumava di viola. Un profumo dolce e un po’ polveroso, che avvolgeva lei e il suo armadio, vero scrigno di strani oggetti di una volta: bottigliette da profumo in cristallo con nappina in seta e pompetta, portacipria luccicanti, un paio di abiti da charleston, un cappello di piume, una vecchia bambola dall’aspetto un po’ inquietante e – orrore degli orrori – una stola di visoni spelacchiati che ci guardavano con i loro immobili occhietti di vetro.

Violetta di Parma Maria Luigia

Per noi bambine, essere ammesse a curiosare tra quelle ante – per quanto sotto l’occhio vigile della nonna – era un dono dal valore inestimabile: ci sembrava di tuffarci in una favola, anche se un po’ malinconica. Sarà per questi ricordi, sarà perché sono – con le primule selvatiche – il primo fiore di primavera, ma per me le violette hanno sempre avuto un’aura magica. Adoro il loro colore, la loro delicatezza, il loro profumo, e ogni anno nelle prime settimane di primavera mi piace tornare a indossarlo

 

Non è per niente facile trovarlo, peraltro. Nonostante una tradizione secolare, il profumo alla violetta è “da vecchia signora, e non si vende” come mi ha poco gentilmente fatto notare la commessa di una lussuosa profumeria cittadina a cui mi ero rivolta qualche anno fa cercando appunto il profumo della nonna, lo storico “Violetta di Parma” di Borsari. Per fortuna, c’è chi ha un po’ più di coraggio e non si piega ai luoghi comuni: poco dopo, infatti, ho trovato un’intera linea profumata alla violetta nel negozio di prodotti più o meno erboristici dove mi servo abitualmente per gli articoli da bagno e i profumi per la casa.

Ecco quindi che anch’io, in questo inizio di marzo, profumo un po’ di violetta. Un omaggio alla memoria della mia nonna e a un fiore che sa di semplicità, di bellezza e di pulito, in un mondo che di semplicità, bellezza e pulizia ha davvero tanto bisogno.

[Momento #pubblicitàaggratis. Se volete saperne di più sulla violetta, sulla sua storia di fiore iconico dell’Ottocento e sul suo ruolo nella storia della profumeria – e non solo italiana – vi consiglio la lettura del libro che vedete in foto, edito dal delizioso Museo Glauco Lombardi di Parma e curato dalla sua direttrice, Francesca Sandrini. Se poi amate come me il profumo alla viola potete trarre buona soddisfazione dalla linea dell’Erbolario: qui vedete la crema mani, ma esistono anche il profumo e molti altri prodotti sia per il corpo che per la casa e e i cassetti].

[Momento #8marzo: lo so che oggi le brave influenZer dovrebbero fare grandi discorsi filosofici sul ruolo della donna. Che non hanno niente di sbagliato, anzi, sono opportuni e doverosi. Peccato che fatti oggi sembrino più che altro una gran mossa di marketing. Per quanto mi riguarda preferisco restare in silenzio, continuando il lavoro educativo che ho iniziato rispettivamente diciotto e sedici anni fa. Così mentre voi leggerete questo post io sarò a supportare la figlia nella scelta di un percorso universitario che le corrisponda a prescindere dal suo sesso, e a insegnare al figlio come si cucina, si lava e si fa il bucato, per farne un uomo indipendente e un buon compagno di vita per chi un giorno arriverà]

11 pensieri riguardo “Finalmente venerdì! Marzo e le viole”

    1. La nonna aveva anche quella – quando la mitica boccetta blu era ancora di vetro! Anche a me piaceva molto ma purtroppo non andava d’accordo con la mia pelle e l’ho dovuta abbandonare 😦

  1. Anch’io amo le violette! Sin da piccola le aspettavo come il segnale della primavera, quando gli inverni erano veri e lunghi; e ancor adesso impazzisco per il loro profumo: oltre alla crema della foto, ho trovato in una mostra di giardinaggio anche il tè alla violetta, dolce e delicato.
    Quanti ricordi della stanza della nonna! Io andavo pazza per il suo portacipria d’argento; la mia ava preferiva la lavanda, ma anche lei aveva la stola di visoni, evidentemente un must dell’epoca…🙄

    Complimenti per l’equa educazione dei figli, te ne saranno grati (e anche la nuora!) Ricordo, nei lontani ’70, le vittoriose discussioni con mia madre perché mio fratello pulisse anche lui la sua stanza… Diciamo che sono stata una femminista in tailleur, ho preferito scalzare il sistema maschilista da sotto, con un lento lavorio… 😁
    Auguri a tutte!

  2. ciao Bianca, si anch’io ho insegnato ai miei due uomini a fare il bucato, a stirarsi le camicie e a cucinare non solo per essere autosufficienti ma anche per aiutare in casa quando si vive in coppia. Ma sai una cosa? Tante mamme non hanno insegnato queste stesse cose alle figlie…. dimmi che tu lo fai in maniera uguale perché se di parità si parla, specialmente in questa giornata, parità deve essere….

    1. p.s. uno sei ricordi che conservo nel cuore è l’immagine dellla riva dietro a casa dei miei suoceri che con il mese di Marzo si riempiva di violette e primule, uscivo con i miei bambini per raccoglierne alcune e farne piccoli mazzetti che poi regalavano alla nonna. Che bell’immagine mi hai fatto tornare alla mente ☺️

    2. Ovviamente, anche perché sono dell’idea che in una famiglia il tema non sia “aiutare” ma “fare ciascuno la propria parte”. Poi c’è da dire che ognuno ha i suoi talenti: per esempio, lei cucina per sopravvivere, lui per passione. E la differenza si vede!

      1. scusa la parola aiutare non ti piace? In una coppia ci si deve aiutare in tante situazioni, non trovo questa parola offensiva anzi trovo che che sia la miglior espressione d’amore. Aiutare significa essere attenti alle necessità dell’altro, aiutare vuol dire essere pronti e presenti sempre. Aiutare a me piace molto e cerco di farlo tutte le volte che posso e non solamente all’interno delle mie 4 mura domestiche

        1. Probabilmente è solo una sfumatura dialettica frutto di una mia sensibilità personale, ma “aiutare” nelle faccende domestiche per me ha un po’ come sottofondo “non sarebbe compito mio, ma vedo una difficoltà e intervengo”: ecco, per me certe cose non sono compito di qualcuno in particolare, le fa chi in quel momento può. Il concetto comunque non cambia: sempre di collaborare si tratta!

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