Decorare, Ricevere, Ricevere all'aperto, Riflessioni, Stile, Tavola

Riflessioni. Il quadro e la cornice

Una delle mode del nostro tempo, in termini di arredo, vede decorare i muri con splendide cornici vuote. Mi sono interrogata diverse volte sul senso di questa scelta di stile, per certi versi affascinante ma per altri, francamente, un po’ inquietante. Indubbiamente una cornice vuota arreda con leggerezza, ma mi dà anche un grande senso di superficialità:  come a dire, se non dispongo di contenuti, ti distraggo con un bel contenitore.

La riflessione si può allargare ad ambiti che vanno per oltre la casa: pensiamo al rilievo che si dà all’aspetto fisico delle persone e al loro abbigliamento, tanto per dirne una. Vorrei però fermarmi oggi su come questo atteggiamento si rifletta sul tema che questo blog privilegia, cioè la tavola. Avevo già scritto tempo fa un post su questo argomento, che mi era costato – soprattutto su FB, e soprattutto alle spalle – molte critiche e diverse antipatie, dato che non è mancato chi (evidentemente provvisto di una bella coda di paglia) lo aveva preso come un attacco personale anziché come la riflessione generale che in effetti era.

Torno sul tema della tavola bella ma impraticabile ispirata da alcune foto che ho visto in giro ultimamente, e con un esempio personale, ovvero un commento che avevo ricevuto tempo fa dopo aver pubblicato la tavola da colazione che vedete qui sotto.

colazione in giardino a casa di Bianca

Al tempo, una lettrice mi aveva scritto dicendo che secondo lei era bella, sì, ma che avrebbe avuto bisogno di qualche decorazione in più.  Ora, i gusti sono personali e non si discutono, e ci sta che quello che faccio non piaccia, ci mancherebbe altro! Ma qui il tema era di nuovo una tavola che pur disponendo di tutti gli elementi necessari, e nonostante uno stile abbastanza impegnativo (tavolo parzialmente a vista, tessili con fantasie diverse, piatti con un decoro molto colorato, fiori, figurine in ceramica) riusciva ad apparire ad alcuni osservatori “povera” di decorazioni.

E allora arriviamo di nuovo alla cornice e al quadro. Cos’è l’apparecchiatura, se non una cornice? Cos’è il cibo servito agli ospiti, se non il quadro? E tra i due, quale va privilegiato? Per quanto mi riguarda, per quanto ami l’arte della tavola e sia la prima a restare a bocca aperta di fronte a certi allestimenti, se devo pensare alla vita vera – quella per cui propongo le mie tavole – non ho dubbi, e privilegio il quadro.

Per capire cosa intendo, vi propongo un giochino: provate a figurarvi questa stessa tavola allestita con tutto quello che andrebbe servito in una colazione di tutto rispetto. A casa mia, per dire, una colazione coi fiocchi prevede qualcosa di dolce (una torta ma anche delle crêpes, oppure dei waffles o dei pancakes, varie qualità di frutta fresca, uova strapazzate con bacon croccante, fette di pane tostato, burriera, vasetti di marmellata, brocca di spremuta d’arancia. Converrete con me che se nella foto ci fosse tutto questo, ne risulterebbe una tavola tutt’altro che fredda, anzi, probabilmente per qualcuno sarebbe addirittura troppo affollata.

Per questo mi sento oggi di ribadire, senza polemica ma proprio perché vedo che questa rincorsa alla tavola sovraccarica non accenna a fermarsi, quanto già ho scritto a proposito delle tavole ultrapiene che social e riviste ci propongono: “Questa sovrabbondanza di stimoli sta ottenendo di condizionarci pesantemente, ed ecco che le tavole normali, anche se impeccabili ci sembrano sempre un po’ vuote, tristi, in certi casi addirittura squallide. Beh, ragazzi, non lo sono! Al contrario, sono quello che deve essere una tavola: accogliente, gradevole, confortevole e pronta a vivere del cibo che verrà servito e dell’allegria che nascerà tra i commensali”.

Pensiamoci, nel progettare la nostra prossima tavola!

12 pensieri riguardo “Riflessioni. Il quadro e la cornice”

  1. Perfettamente d’accordo. Come diceva Antoine de Saint Exupery:
    “La perfezione si ottiene non quando non c’è nient’altro da aggiungere, bensì quando non c’è più niente da togliere.”
    Comunque ci sono regole di buon senso a cui attenersi, ad esempio non mettere composizioni di fiori troppo alte e ingombranti che impediscano ai commensali di vedersi tra loro…cosa che vedo spesso ignorata. Quelle che girano sono tavole pensate solo per la resa fotografata, belle ma non praticabili. Comunque vedendo in siti specializzati mi pare che a tirare le file siano i siti sudamericani e americani, è nel loro carattere credo essere sempre un po’ sopra le righe. Vedo tavole di diti nordici bellissime e pure parsimonioso di tutto. Sarà che a me il poco ma bello è sempre piaciuto. Un caro saluto

  2. Mi pare di aver letto (sul blog di una di quelle blogger americane che tu ci segnali in occasione di eventi particolari) che la signora allestisce 3 tavole in 3 ambienti distinti (mi pare fosse per Natale) per varie settimane, ma poi vanno tutti a mangiare nella “tavernetta” . . . ho riflettuto su questa cosa e non la sento “mia” . . . come dici tu, la tavola ben “decorata” dovrebbe essere un piacere per chi ci si siede, non una bella composizione (in quel caso dal “Ringraziamento alla Epifania”), altrimenti mi sentirei in un museo e non in casa mia . . . 🙂
    Concordando con l’ultimo paragrafo che hai scritto, ti porto la mia testimonianza, da neofita delle “tavole belle”, avevo pensato di aver sbagliato ad aver permesso questo lassismo . . . ora, sono più rilassata! 🙂

    L’ultima volta che la mia famiglia si è riunita “a ranghi serrati”, ho preparato due tavole (unite) per una superficie di 2.20 x 1.10 m, tovaglie abbinate, runner centrale unico, fiorellini, oggettini, nastrini, piatti del servizio “buono”, calici splendenti . . . ad un certo punto, sono stati spostati sia i fiorellini che gli oggettini, sono arrivati in tavola vassoi o pentole piene di cibarie varie e le conversazioni si rimbalzavano da una parte all’altra del tavolo.
    Mi corre l’obbligo di aggiungere che dalle parti della “tavola bassa”, inframezzati ai cugini grandi c’erano i tre piccoletti (9/7/2), di cui uno aveva un “corredo da tavola” tutto in plastica, mentre i due più grandicelli, avevano simpatici bicchieri infrangibili . . . 😉

    Per dire, certe cose vanno poi adattate al momento e alle persone.
    Le cornici belle sono piacevoli da guardare e valorizzano il contenuto, ma un bel quadro da molte sensazioni anche senza la cornice! 🙂

    Mi scuso se mi sono dilungata troppo, ma sono così, logorroica! 😉

    Ciao, Fior

  3. Buona giornata a te, concordo in pieno sia con te sia con Flor, qui sotto. Anch’io, a volte, amo apparecchiare con sottopiatti e posate d’argento ma l’esagerazione sulla tavola non mi è mai piaciuta. Non è il momento dell’ostentazione a tutti i costi, quindi, magari sbagliando, per carità, non penso a stupire l’ospite ma al piacere di averlo a casa.

    1. Dovrebbe essere così, in effetti, ma da quel che vedo in giro troppo spesso la serenità dell’ospite rischia di passare in secondo piano rispetto alla voglia di protagonismo dei padroni di casa. Ed è un vero peccato, perché così si rischia di vanificare tutto il lavoro!

  4. L’horror vacui credo sia una delle grandi paure del nostro tempo: lo sentiamo così vuoto di ciò che conta davvero e che dovrebbe essere la base di tutto il resto, che cerchiamo di riempirlo con qualsiasi cosa crei l’illusione della sostanza. Con le tavole che si vedono sul web è così, ma per me servono solo a prendere spunti e ispirazioni, come certi outfit esasperati nelle sfilate di alta moda: nessuno li indosserebbe mai nella quotidianità, ma servono a fare scena.
    Personalmente ho sempre amato le belle tavole, ma non ho mai perso d’occhio la funzionalità, considerando lo spazio disponibile e la modalità di servizio delle pietanze: se servirò piatti singoli già porzionati ai commensali non avrò piatti da portata che girano per il tavolo e che devono trovare posto sul tavolo.
    Anche per me, Donna Bianca, il quadro è più importante della cornice, come è importante che l’ospite si senta a proprio agio a tavola senza l’ansia di ribaltare statuine o senza farsi venire il torcicollo per riuscire a intravedere tra siepi di fiori assurdamente alte chi ha di fronte.
    Mi sembra che tra le table setter (si può dire??) ci sia un più una gara nel superarsi con effetti speciali che la volontà di offrire proposte fattibili, anche sul fronte economico. Perché penso che ci siano anche intenti commerciali: più cose metti sul tavolo, più stimolerai le persone ad acquistarle. Un po’ di buon senso anche nell’approcciarsi alle tavole di tendenza non guasterà.

  5. Condivido le tue osservazioni e quelle delle altre lettrici: il quadro vale più della cornice! Come al solito, in medio stat virtus: sulle riviste di arredamento capita di vedere arredi ultraminimalisti, rigorosamente monocolore, tra cui le famose cornici vuote (che mi ricordano tanto i vasi di rose cui Morticia Addams decapitava le corolle 😄), e in contrappunto, due pagine dopo, veniamo scaraventati direttamente al Vittoriale dannunziano, con tavole su cui bisogna farsi largo col machete per trovare la forchetta… Penso anch’io che sia una forma di insicurezza, come quella degli accumulatori seriali: esibisco, dunque esisto, più carico la scena e più sarò ammirata; del resto il gusto dell’orpello neobarocco ritorna ciclicamente, specie nei momenti di crisi di valori.
    Ho notato comunque che in Italia il fenomeno è abbastanza contenuto, forse perché siamo cresciuti a pane e arte classica; oltreoceano, da quel poco che ho visto sui media, si tende facilmente a esagerare: saranno gli spazi sconfinati, l’entusiasmo da pionieri o semplicemente la mancanza di un solido retroterra artistico…
    Quanto alla mia esperienza, dovendo allestire una tavola per la tribù, tendo a limitarmi molto negli spazi decorativi: avendo in comune con Donna Bianca la passione per i piatti di portata, e dovendo inserire quasi sempre, su richiesta dei commensali, grissini Dop da 60 cm, mi sbizzarrisco solo sull’accostamento dei colori e sui decori e fiori del piccolo centrotavola, onde evitare defenestrazioni di suppellettili 🙄

    1. Tra l’altro, nulla è piu triste di una tavola meticolosamente allestita che viene spogliata appena gli ospiti si siedono!
      (E comunque credimi, di tavole sovrastrutturate se ne vedono anche in Italia, e pure parecchie…)

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