Finalmente venerdì, Stile

Finalmente venerdì! I colori da “poareti”

Me lo ricordo come se fosse ieri. Avrò avuto quattordici anni (correvano gli anni Ottanta del secolo scorso) e stavo bighellonando con un’amica nel reparto donna di un grande magazzino del centro. A un certo punto ho notato un signore, evidentemente non troppo felice di stare accompagnando la moglie a fare shopping, sollevare un paio di maglie da un espositore tutto verdone/beige/marrone per poi rimetterle a posto con un gesto di stizza, esclamando “Ma basta con ‘sti colori da poareti!” ovvero, in dialetto veneto, da “poveretti”.

Probabilmente mi è rimasto così impresso perché, appena qualche giorno prima, la professoressa di arte ci aveva fatto una lezione sui colori, spiegandoci come per secoli gli abiti a tinte sgargianti fossero stati un privilegio dei ricchi, mentre al popolino spettavano tessuti in versione naturale e dunque privi di colore.

Se ci pensate, ora sembra vero l’esatto contrario. La palma dell’eleganza la vincono i non-colori,  più elegantemente ribattezzati “colori della terra”. I colori accesi, al contrario, sono spesso oggetto di pungenti critiche da parte di sedicenti maestri d’eleganza che li accusano di essere troppo chiassosi e quindi dozzinali, se non addirittura volgari.

Bene, sarà che ai tempi dei miei studi universitari ho passato molte giornate con lo sguardo incantato su miniature, dipinti e mosaici, ma questa cosa che il colore è volgare davvero, non la posso sentire.

Il colore per me è allegria, passione, gioia di vivere. Non me lo nego in casa, sulla tavola, addosso, se pur sempre con la sobrietà che mi caratterizza – ma per una questione di carattere, non certo di “giudizio”.

Anche su Instagram, dove il naturale va tanto di moda (fateci caso: oggi i profili di lifestyle più seguiti sono tutto un susseguirsi di marroncini) non rinuncio a foto piene di colore: saranno forse meno apprezzate, ma sono sicuramente più vere e più mie.

8 pensieri riguardo “Finalmente venerdì! I colori da “poareti””

  1. E si vede che nell’antichità dovevo essere ricca visto che del colore addosso non posso fare a meno, il non colore non mi esprime salvo se accostato ai colori per valorizzarli

  2. Non mi sono ancora stancata della mia cucina (anno 1978!) bianca e rosso mattone, né delle sue piastrelle a fiorellini bianco/gialli: mi ha dato la carica in molte mattine di grigi lunedì lavorativi 😄; e nel mio piccolo roseto i colori si alternano sfacciatamente, ci pensa la natura a mixare il tutto…
    In effetti, ultimamente le case sembrano diventate candide cliniche, con il bianco imperante interrotto da qualche beige, grigio o nero; idem per molte vetrine, anche in estate ☹
    Quanto a me, nell’abbigliamento amo il colore, e se ora che sono agée dovessi vestirmi come le mie nonne (sempiterno blu, grigio, marrone) andrei subito in depressione! Beninteso, occorre non strafare e saper adattare i colori al proprio tipo ed alla personalità: io bionda vado sui pastelli e le tinte fredde, la mia secondogenita castana si spara dosi di rosso e giallo che mi ucciderebbero, mentre a lei stanno benissimo…
    Sulla tavola amo molto il colore: di solito la tovaglia o un centrotavola fiorito o qualche piatto “stagionale”, sempre evitando l’effetto Arlecchino; senza esagerare, ma viva i colori!

  3. I’m older and can remember how here in the U.S. subdued colors were in good taste and a well-dressed woman would never wear loud or bright colors. Today, here, bright colors are the rule, not the exception, although in some domains black does reign supreme. What is wonderful nowadays is that a woman of any age can express herself in a wide variety of styles and colors. In the end, good taste though is always good taste! I digress a bit to say that a bigger problem here and probably elsewhere, as lamented recently by a very talented Italian designer, is that often one sees a “maleducato” way of dressing without much attention to good taste. We might all agree that comfort should not trump good taste, in any color!

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