Vacanze, Viaggiare

Sì, viaggiare. Sei giorni in Provenza. 2. Dal Pont du Gard a Sénanque

Dove eravamo rimasti? Ah sì, in centro ad Avignone, intenti ad abboffarci di crepes al Grand Marnier in un grazioso chioschetto. Risaliti in auto, abbiamo lasciato la città per una meta conosciutissima dai Francesi ma molto snobbata dagli italiani, il Pont du Gard.

Pont du Gard
©acasadiBianca

Si tratta dell’imponente sopravvivenza di un acquedotto romano che attraversa appunto il fiume Gard, e che per gli abitanti della zona non è solo un sito archeologico ma soprattutto un punto di riferimento per le scampagnate in famiglia e con gli amici. Pagando un biglietto dal costo contenuto, infatti, si è autorizzati a stazionare a proprio piacimento sui prati che digradano dolcemente verso le rive del fiume. E’ qui assolutamente normale vedere gruppi e famiglie che fanno picnic, prendono il sole, fanno correre i loro cani (la Provenza è estremamente dog friendly, a quanto abbiamo potuto vedere) o giocano sulle rive del Gard. Anche noi ci siamo adeguati, approfittando del prato e della bella temperatura per un prendere un po’ di tintarella e goderci anche un sonnellino ristoratore.

Pont du Gard Provenza
©acasadiBianca

La giornata infatti era tutt’altro che finita: c’è stato ancora il tempo per regalarsi una visita alla vicina Les Baux-de-Provence, pittoresco paesino arroccato sulla roccia caratterizzato da costruzioni in pietra bianca e dai resti di un famoso castello. Ci si arriva solo a piedi, arrampicandosi per scale e stradine molto ripide, il che – in teoria – dovrebbe limitare il numero di accessi.

Les Baux de Provence
©acasadiBianca

E invece c’era strapieno di gente, davvero troppa per i nostri gusti. Infatti non abbiamo resistito a lungo, abbiamo girellato un po’ alla ricerca di angoli meno battuti, ma poi ci siamo arresi e abbiamo preferito andarcene.

Les Baux de Provence
©acasadiBianca

A quel punto, ci stava decisamente bene una deviazione verso St. Remi de Provence, famoso per le sue casette dalle persiane color pastello e per essere stato la sede del manicomio dove Vincent Van Gogh dipinse molti dei suoi capolavori.  Purtroppo siamo arrivati tardi e ormai era  tutto chiuso, così ci siamo limitati a una tranquilla passeggiata e a una cena veloce in un locale molto carino, il Bistrot des Alpilles, per poi rientrare – distrutti ma molto contenti – in quel di Avignon. Mi è rimasta però la voglia di tornare, magari all’interno di un percorso dedicato ai grandi pittori: Van Gogh, Renoir, Cézanne, Chagall… decisamente, ci devo pensare!

St. Remi de Provence
©acasadiBianca

Il giorno dopo siamo riusciti a stancarci anche di più. Dopo la solita lauta colazione, abbiamo preso l’auto per raggiungere la pittoresca L’Isle-sur-la-Sorgue, dove il sabato si tengono un famoso mercatino antiquario e il mercato tradizionale.

L'Isle sur la Sorgue Provence
©acasadiBianca

Che dire, il primo è stato una delusione totale: pochissimi banchi, merce monocorde (praticamente solo barbotines, molto belle ma non sono il mio genere), prezzi altissimi, il tutto condito da un vento gelido che non aiutava di sicuro.

L'ISle sur la Sorgue mercato antiquario barbotines
©acasadiBianca

Insomma, per fortuna c’era il mercato “normale”, dove ho potuto prendere un po’ di regali da portare a casa.

L'ISle sur la Sorgue mercato Provenza
©acasadiBianca
L'Isle sur la Sorgue mercato Provenza
©acasadiBianca

La tappa successiva – Fontaine-de-Vaucluses, dove sgorgano le “chiare fresche dolci acque” cantate da Francesco Petrarca – è stata un guizzo dell’ultimo momento, su suggerimento estemporaneo nella suocera. Non le sarò mai abbastanza grata: un posto meraviglioso, soprattutto una volta oltrepassata la sfilza di bancarelle di improbabili souvenir che segue la strada verso la sorgente.

Fontaine de Vaucluse Provenza
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Appena fuori dal caos c’è un bellissimo bistrot-ristorante, Philip, con tavoli a bordo fiume. Noi ci siamo viziati e abbiamo scelto la zona ristorante (molto piccola, in alta stagione immagino sia necessario prenotare). E niente, mangiare – molto bene, tra l’altro – ammirando l’incredibile color smeraldo delle acque della Sorgue, cullati dal loro gioioso gorgogliare, ha davvero qualcosa di magico!

Fontaine de Vaucluse Provenza
©acasadiBianca

A fine pasto, poi, è possibile – con una facile e breve passeggiata – raggiungere le sorgenti, ammirando la pozza da dove sgorgano le celebri acque.

Fontaine de Vaucluse Provenza Petrarca
©acasadiBianca

A seguire, abbiamo ripreso la strada e ci siamo regalati la visita a uno dei luoghi iconici della Provenza, l’Abbazia benedettina Notre-Dame de Sénanque.

Abbazia di Senanque Provenza
©acasadiBianca

Meraviglioso esempio di architettura romanica, l’abbazia, tuttora abitata da una piccola comunità di monaci, è visitabile solo parzialmente: poco importa, quello che si vede è più che sufficiente per far immergere l’ospite in un’atmosfera di pace e spiritualità.

Abbazia di Senanque Provenza
©acasadiBianca

Il complesso abbaziale è letteralmente immerso nella lavanda, che purtroppo al momento del nostro viaggio era a malapena in boccio: non oso immaginare quanto possa essere meraviglioso nel periodo di piena fioritura!

Abbazia di Senanque Provenza lavanda
©acasadiBianca

Dopo una giornata così impegnativa, non c’erano né il fiato né la voglia di una cena “vera”: tornati verso Avignon abbiamo preso un panino al volo e via, a nanna. Ci aspettavano altri due giorni niente male. Ma per raccontarveli, vi do appuntamento al prossimo post.

10 pensieri riguardo “Sì, viaggiare. Sei giorni in Provenza. 2. Dal Pont du Gard a Sénanque”

  1. Thank you for the lovely trip through Provence. For those of us who cannot get there, it was nice to share the experience with you.

  2. Continuo a prendere preziosi appunti! 🤓🗒🖊
    Anch’io ho visitato il Pont du Gard, affascinante esperienza; ricordo anche l’assordante frinire delle cicale, il “basso continuo” della Provenza!
    Mia nonna aveva un grazioso cachepot a barbotine e in effetti penso che, per quanto belle, queste ceramiche siano più adatte per vasi o piatti da portata, temo siano poco pratiche per l’uso corrente, con tutti quei rilievi; però mi affascina il piatto con le iris in primo piano…

    1. Le cicale c’erano già in aprile, credo che d’estate diventino davvero assordanti!
      Quanto alle barbottine, ti dò ragione: anch’io le vedo di difficile utilizzo sulla tavola. Che poi siano bellissime, non c’è dubbio: i prezzi comunque erano davvero proibitivi, il che ha aiutato parecchio a non cadere in tentazione 😉

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