Galateo, Ricevere

Storia e storie del Galateo. 1. Monsignor Della Casa

“Galateo”, questo sconosciuto. Certo, più o meno tutti sanno che questo è il titolo di un celebre trattatello scritto nel XVI secolo da Monsignor Giovanni della Casa, poi diventato sinonimo di “buone maniere”. Credo però che sia meno noto quando, come e perché si iniziano a codificare le norme di comportamento che riguardano le relazioni sociali. Per questo ho pensato che potesse essere divertente fare una piccola carrellata di storia della “letteratura del comportamento”: credetemi, siamo di fronte a ben altro che a degli innocui libretti da desperate housewives!

Paolo Veronese, Le nozze di Cana (particolare)

Ma andiamo con ordine. Anche se esistono esempi più antichi, possiamo dire che un genere letterario vero e proprio nasce nel Cinquecento, quando diventa consuetudine scrivere trattatelli un po’ su tutto: e i giusti modi da tenere in pubblico e in privato non fanno eccezione.

Il più celebre dei trattati cinquecenteschi dedicati alle buone maniere è appunto il Galateo di Mons. Della Casa. Un testo che – diciamocelo – tutti citano ma pochi hanno letto davvero. Ed è un peccato, perché è un libretto delizioso e godibilissimo, che merita veramente la piccola fatica di decifrarne l’italiano antico. A dispetto del tema, che molti oggi ritengono appannaggio di annoiate signore snob, ne è autore un personaggio di grande rilievo. Nato nel 1503 da una ricca famiglia fiorentina, Giovanni Della Casa vive e studia tra Padova, Roma e Firenze. Intorno ai trent’anni intraprende la carriera ecclesiastica, che lo porterà a diventare Nunzio apostolico a Venezia e Primo Segretario di papa Paolo IV. In questi anni di lavoro per la Curia Pontificia affina le sue abilità politiche e diplomatiche, che appunto tradurrà in quella piccola summa di “saper vivere” che è Il Galateo, overo de’ costumi, scritto nel attorno al 1550 ma pubblicato solo nel 1558, alcuni anni dopo la morte del suo autore.

Sotto la forma di un immaginario dialogo tra un anziano precettore e il suo giovane allievo, Monsignor della Casa “ragiona de modi, che si debbono o tenere, o schifare nella comune conversatione“, dove con questo termine si intende non l’atto del parlare ma, più in generale, lo “stare in società”.  Codifica, insomma, i comportamenti da tenere per essere inappuntabili in ogni circostanza.

Detto così, ci si aspetterebbe consigli di altissimo livello. Ma siccome i tempi cambiano, e dal Cinquecento in qua la società si è modificata parecchio, scorrendo le sue pagine troveremo più che altro quello che oggi si insegna (o si dovrebbe insegnare…) a un bambino piccolo, con alcuni punti di una comicità involontaria davvero notevole. Qualche esempio?

“Non si vuole anco, soffiato che tu ti sarai il naso, aprire il moccichino e guatarvi entro, come se perle o rubini ti dovessero esser discesi dal cielabro, che sono stomachevoli modi et atti a fare”.

“Dèe adunque l’uomo costumato guardarsi di non ugnersi le dita sì che la tovagliuola ne rimanga imbrattata, perciò che ella è stomachevole a vedere; et anco il fregarle al pane che egli dèe mangiare, non pare polito costume.”

“Non istà medesimamente bene a fregarsi i denti con la tovagliuola e meno col dito, che sono atti difformi; né risciacquarsi la bocca e sputare il vino sta bene in palese”.

“I nobili servidori, i quali si essercitano nel servigio della tavola, non si deono per alcuna conditione grattare il capo né altrove dinanzi al loro signore quando e’ mangia, né porsi le mani in alcuna di quelle parti del corpo che si cuoprono”.

Questo piccolo libro ebbe da subito una fortuna immensa, tanto che il suo titolo divenne ben presto sinonimo dell’insieme di regole da seguire per comportarsi in modo appropriato in ogni circostanza.

Come è facile immaginare, i suoi destinatari non erano tanto nobili e alte cariche della Chiesa e dello Stato, ma tutta quella parte di una società in movimento che cercava di migliorare il suo status sociale. Le classi storicamente al potere ritenevano però questo movimento pericoloso, e non riuscendo a impedirlo, cercavano almeno di controllarlo. Fu questo, in fondo, il vero motivo che portò alla nascita della letteratura di comportamento: accreditare come unico possibile lo stile di vita e di relazione delle classi dominanti. In questo modo, era possibile mantenere intatto il proprio prestigio e allo stesso tempo arginare il rischio di uno stravolgimento dell’ordine sociale.

Del resto, tutti i manuali di galateo propongono (o forse sarebbe meglio dire, impongono) i modelli di comportamento che appartengono alle fasce sociali più elevate, indicati come irrinunciabili per chi cerca di migliorare il proprio status. Non è un caso che il numero di questo tipo di trattati, e l’interesse dagli stessi suscitato, si moltiplichi nelle fasi storiche in cui l’ascesa sociale è più facile e veloce. Ma questo lo vedremo meglio le prossime volte.

4 pensieri riguardo “Storia e storie del Galateo. 1. Monsignor Della Casa”

  1. Oh che bell’articolo! Io ti seguo solo da un anno, quindi non so se hai mai parlato di come si usano le posate durante il pasto, o di come si devono disporre le posate e i bicchieri, c’è e lo cerco o ne parlerai in futuro?

  2. Molto interessante, soprattutto per conoscere come si sono evoluti i rapporti sociali e le relative guide del “si fa/non si fa” 🤓 …Quindi i miei nipotini sarebbero stati già pronti per le tavolate reali e papali del XVI secolo, dato il continuo pressing familiare sullo stare composti a tavola 😁

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