Galateo, Ricevere

Storia e storie del Galateo. 4. Brunella Gasperini

Ci eravamo lasciati dopo aver chiuso le pagine de Il saper vivere, il capolavoro di Colette Cacciapuoti Rosselli, in arte Donna Letizia. Come vi avevo anticipato, non passano molti anni dall’uscita di questo iconico volume che inizia a​ soffiare il vento della contestazione. E’ un vento impetuoso, che butta all’aria certezze secolari, comprese le antiche regole del galateo, percepite come retaggio di un mondo destinato a scomparire e quindi ignorabili, se non addirittura sovvertibili.

In questo scenario qualcuno tenta un’operazione alla “Marchesa Colombi”: affidare a una giornalista di grande penna e in piena sintonia coi tempi la redazione di un galateo moderno, che risponda ai bisogni di una società in veloce cambiamento. La prescelta è una vera icona del giornalismo italiano di quegli anni: Bianca Robecchi, in arte Brunella Gasperini (1918-1979).

Il paradosso di questa scelta è che, in un settore popolato di finte nobildonne, Bianca/Brunella nobile lo è davvero: il padre, medico, era infatti titolato, anche se aveva rotto i legami con la famiglia di origine che non ne approvava le idee progressiste.

Dapprima scrittrice​ e poi titolare, come Donna Letizia, di una seguitissima rubrica epistolare sul settimanale Annabella, Brunella ha in quegli anni tutt’altro piglio e tutt’altra visione della vita: tratta senza paura temi delicatissimi come il divorzio, l’aborto, la violenza domestica, il diritto al lavoro, che alterna a spassosi quadretti di vita familiare. È una vera icona del femminismo più autentico, che rivendica pari dignità e opportunità tra il mondo maschile e quello femminile.

Così, quando le viene chiesto di scrivere un nuovo galateo, mette subito in chiaro le cose: “Questo – scrive nella prefazione al volume -​ si può dire un libro di controgalateo. Il galateo tradizionale infatti è oggi un anacronismo: una sovrastruttura corrosa, che non regge più alle spinte del nostro tempo svelto e concreto. (…) Ma il nuovo galateo non vuol dire sovvertimento, distruzione, linciaggio: se mai revisione, aggiornamento, discussione, demistificazione; vuol dire cercare di sostituire buonsenso, spontaneità, elasticità, umorismo a quelle rigide e ormai logore sovrastrutture convenzionali che intralciano, invece di agevolarli, i rapporti umani”.

Il Galateo. La più famosa e divertente guida ai misteri del “savoir-faire” esce nel 1975. Nelle sue pagine, l’autrice non perde la penna divertente e irriverente che l’ha resa così popolare e amata.​

Qualche esempio? Per restare ai temi a noi più cari, ovvero la tavola, scrive che “molti testi di galateo dedicano pagine complete di schemi e diagrammi sui modi di apparecchiare la tavola. Oggi tutto questo non ha importanza: in casa propria, una signora apparecchia secondo il suo gusto personale, le sue abitudini e il suo (speriamo) buonsenso”.

E ancora: “Nessuna persona normale sta a guardare come tenete il coltello o come mescolate il brodo: se lo fa, non è una persona intelligente e nemmeno beneducata. Oggi comunque è infinitamente meglio commettere qualche disinvolto errore di galateo (non ci farà caso nessuno) che avere il terrore di commetterne: quello lo noteranno tutti”.

Di frequente per far passare i messaggi si serve di aneddoti dissacranti: per dire che non è elegante togliersi le scarpe sotto la tavola (!) racconta di come in questi casi ci sia sempre chi si diverte ad allontanare la scarpa dal piede del legittimo proprietario, godendosi, al momento di alzarsi da tavola, il panico dell’ospite rimasto scalzo.

Se non conoscete questo libro, vi consiglio sinceramente di leggerlo, perché è davvero divertente e soprattutto è il perfetto ritratto di un’epoca di cambiamenti davvero epocali.

Epocali, e irreversibili: per questo nemmeno Brunella riuscì nell’impresa di rivitalizzare il galateo, sempre più archiviato alla voce “roba da vecchie signore snob”.​

È la fine delle buone maniere? No. Manca ancora all’appello l’ultimo tentativo di recuperarle, nel bel mezzo degli anni “cafoni” per eccellenza, gli anni Ottanta. Ma di questo, parleremo la prossima volta…

12 pensieri su “Storia e storie del Galateo. 4. Brunella Gasperini”

  1. Ricordo, ero ragazza… epoca rivoluzionaria e alternativa, rammento una coppia di conoscenti sconvolta dal matrimonio hippie del figlio: sposa in gonnellona folk, brindisi con bicchieri di carta, viaggio di nozze in sacco a pelo matrimoniale e tenda da campeggio 🤦🏼‍♀️…difficile parlare di galateo, a quei tempi!😄
    Avevo letto qualche articolo della Gasperini, quasi quasi cerco il libro, sarà un tuffo nella mia giovinezza…

  2. Che belle questa rubrica, io sono cresciuta con due nonne entrambe nobildonna che invece di viziarmi mi hanno insegnato come stare a tavola. E mentre le mie amiche avevano nonne complici di marachelle io avevo nonne che mi rimproveravano quando se alzavo il gomito mentre mangiavo (tanto da mettermi i libri sotto il braccio) o se ero io che andavo con la testa verso il cucchiaio e non viceversa. Non smetterò credo mai di dirgli grazie, mi hanno insegnato una grande lezione, a non sentirmi mai adisagio da nessuna parte e ad essere elegante (come modi di fare) e ad essere sempre apprezzata e rispettata da tutti

      1. E chi non le ha avute o ha avuto nonne che andavano a lavorare nei campi adesso si ritrova in un mondo “semlice e alla buona” dove se provi a far capire le buone maniere sei visto come un alieno, se ti attieni al galateo nn sei capito, perché è un po’ come l’arte, se non la capisci può essere anche quotata ma non riesci ad apprezzarla.

        1. Katia, ti dirò, sono d’accordo fino a un certo punto. E’ come se un analfabeta dicesse che, in fondo, non è importante saper leggere e scrivere perché si vive lo stesso. Certo che si vive lo stesso, ma quante occasioni e cose belle si perdono?
          D’altronde, finché si faranno passare le buone maniere per una fastidiosa abitudine da odiose signore snob pronte a fare le pulci al prossimo, e non per quello che invece sono (un codice di comportamento che facilita i rapporti umani) le cose difficilmente cambieranno. Onestamente, se dovessi pensare di mettere il tovagliolo a sinistra non perché è più comodo ma perché se no le amiche pettegole alzano gli occhi al cielo, passerebbe la voglia anche a me…

    1. Ciao, come ho spiegato su Instagram (ma in effetti avrei dovuto farlo anche qui, e me ne scuso) non mi sono sentita, in questa atmosfera così tesa, di pubblicare come se niente fosse il tradizionale post del lunedì. Capisco che forse in questi giorni ci sarebbe più bisogno che mai di leggerezza, ma siccome il confine tra leggerezza e superficialità può essere molto sottile, ho preferito astenermi.
      Vi aspetto qui sul blog la prossima settimana, sperando che nel frattempo le cose migliorino.
      Un abbraccio, DB

        1. Secondo me dobbiamo rassegnarci a un periodo lunghetto di comportamenti prudenti. Ma dobbiamo avere fiducia: anche questa emergenza passerà!
          (Comunque domani ricomincio a postare sui social. Se vuoi, ci vediamo là)

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