Riflessioni

Riflessioni. Look da smart working

Premessa. Sia io che mio marito siamo stati educati a togliere le scarpe e a cambiarci non appena rientrati a casa, non importa se dal lavoro o da qualche gita fuori porta. Abbiamo trasmesso la stessa abitudine ai nostri figli: in casa si sta puliti e in ordine, ma senza scarpe e con abiti dedicati alla vita domestica. Molto più comodo, molto più igienico.

Ora, da quando è scattata la quarantena entrambi lavoriamo da casa, e stiamo vestiti da casa. Lui è perennemente in videocall con colleghi, clienti etc. Tutta gente che abitualmente gira in giacca, cravatta, camicia immacolata e scarpe all’inglese, e che ora si presenta serenamente in felpetta o – quando va bene – in polo e maglioncino. Scherzano (“Eh, Giovanni!” – cit.) sulla latitanza dei barbieri, ma a parte qualche battuta lavorano con la professionalità e la serietà di sempre, per nulla preoccupati di quello che hanno indosso.

Sullo stessa tema invece su noi donne si è riversato un bombardamento di “no, in casa non puoi stare vestita comodamente e struccata, devi abbigliarti e imbellettarti come se dovessi uscire, comprese le scarpe col tacco”. Il che, se una persona è contenta di farlo, va benissimo. Ma come ha scritto una delle poche voci contrarie, “se mi va, perché non posso starmene in santa pace in tuta e senza trucco senza che qualcuno cerchi subito di farmi sentire inadeguata?”

Lasciatemelo dire. Questa storia per cui una donna deve innanzi tutto preoccuparsi dell’aspetto fisico, dell’apparenza, della “confezione” se no non è credibile, non si può davvero più sentire. Come se poi tra tacco 12 + trucco da copertina e sciatteria totale non ci fossero dignitose vie di mezzo…

Per fortuna poi è arrivata lei, l’unica e inimitabile Anna Wintour, l’iconica direttrice di Vogue America. Allegra e serena, si è fatta fotografare mentre lavora da casa, con il piglio deciso e la professionalità di sempre. Indovinate un po’? Come si può vedere dall’immagine, indossa disinvoltamente un bel paio di pantaloni della tuta.

 

5 pensieri su “Riflessioni. Look da smart working”

  1. Anche noi abbiamo sempre cambiato scarpe e vestiti tornando a casa o rientrando dal giardino, tanto più in questo periodo, in cui disinfetto qualsiasi cosa oltrepassi il cancello…
    Quanto all’abbigliamento, pure io ho notato consigli sparsi su quotidiani e web… rivolti solo a noi donne! Evidentemente i vecchi pregiudizi sono duri a morire: un uomo può essere considerato professionale anche in maglione da sci, una donna deve dimostrare di essere efficiente e anche curatissima, altrimenti non è credibile… e siamo nel III millennio!
    Come facevi notare, c’è la solita, saggia via di mezzo: a meno che non si abbiano impegni istituzionali, un abbigliamento decoroso e semplice va più che bene; l’essenziale è il rispetto per se stessi e gli altri. Noi non lavoriamo più, quindi siamo sempre in polo, tuta o felpa, ma ordinati e puliti (faccenda laboriosa, con l’orto che chiama…); e se abbiamo in programma una videochiamata, una rapida controllata a vestiario e capelli è di rigore. Il mio unico vezzo è coordinare il cerchietto alla felpa.
    A proposito, come ve la cavate con la chioma? Io ho dovuto ingegnarmi a diventare il Figaro di casa per marito e Figlia 2, con risultati non eclatanti ma decenti; ma non mi fiderei molto a ricevere il contraccambio 😄, meglio cerchietto o coda di cavallo fino alla riapertura dei coiffeur…

  2. Concordo pienamente, anche se le tutte rischiano spesso di conferire un’aria sciatta. Ma gli occhiali da sole in casa che indossa la mitica Anna non sono ridicoli più o meno quanto un paio di Manolo Blanik ai piedi?😀
    F.

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