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Si mangi a casa sia a pranzo che a cena, oppure solo la sera, si sia soli o in compagnia, la tavola quotidiana è un altro caposaldo del volersi bene. Niente intristisce di più di un’apparecchiatura sommaria e poco curata: e comunque, per quanto veloci e facili, anche un panino o un uovo al burro hanno diritto ad un po’ di scenografia! Tuttavia, poiché il tempo è sempre tiranno, e di tirarsi addosso fatiche extra non ha voglia nessuno, niente paura: proposte e suggerimenti saranno come sempre all’insegna della semplicità e della praticità.

Ma andiamo con ordine. Per iniziare, dove mangiare? Se si può scegliere, direi dove si vuole, purché ci sia un tavolo. Abbasso l’abitudine della cena sul divano davanti alla tv, col piatto in bilico sulle ginocchia: certo, a volte è un piacere farlo, ma in quel caso almeno facciamolo come si deve. E infatti ne parleremo in un altro post.

E poi: tavolo “nudo”, tovaglietta all’americana, runner o tovaglia? Dipende: dal tipo di tavolo, innanzi tutto, e poi dal gusto personale. L’essenziale è che qualunque scelta, anche la più minimalista, sia una scelta di stile, e non una trascuratezza.

Veniamo quindi all’apparecchiatura, che deve essere completa già al momento di sedersi: il non doversi alzare mille volte a recuperare ciò che manca vale indubbiamente il paio di minuti in più da spendere. E visto che l’idea è appunto di volerci bene, evitiamo piatti, posate e bicchieri troppo anonimi o, peggio, malconci. Anzi, proprio perché li adoperiamo quotidianamente vale la pena che ci piacciano decisamente, tanto più che oggi in qualunque supermercato è facilissimo trovarne per tutti i gusti a prezzi davvero contenuti.

Ciò premesso, come apparecchiare? Sul fronte piatti, se prevediamo due portate, ci vorranno piatto piano e fondina; se invece si servirà una portata unica, salvo non sia una minestra andrà benissimo solo il piatto piano. La frutta o il dolce avranno il loro piattino dedicato, da mettere in tavola dopo aver sparecchiato le stoviglie sporche e tolto il pane. Mi raccomando, mai – nemmeno se siamo da soli – cedere alla tentazione di usare lo stesso piatto per portate diverse: è una questione di sapore, oltre che di igiene. Sul fronte posate, non potranno mai mancare coltello e forchetta: il cucchiaio e le posate da frutta o da dolce si predisporranno invece solo se il menu ne prevede l’uso. E la forchetta, semplice o doppia? Se si prevedono due portate, l’ideale sarebbe metterla doppia: sinceramente però non mi sembra il caso di farne una regola ferrea. Mi sento invece di caldeggiare, sul fronte bevande, l’uso del doppio bicchiere quando si accompagna il pasto sia con acqua che con vino: ma questo più che altro per una questione di rispetto del vino, che non gradisce (e non merita) di finire annacquato.

Quanto agli accessori, direi di tenere sempre in tavola la saliera, e a portata di mano l’oliera e il macinino del pepe. L’acqua se possibile si servirà in caraffa anche se si usa la minerale: non è bellissimo avere la tavola ingombra di mastodontiche bottiglie di plastica che quasi impediscono ai commensali di guardarsi in faccia. L’eventuale vino, ovviamente, resterà invece nella sua bottiglia.

Per finire, il servizio vero e proprio. Se non si hanno il tempo e la voglia di tirar fuori i piatti da portata, piuttosto che mettere in tavola cartocci, vaschette di plastica e pignatte è molto meglio servire già impiattato: se siamo in famiglia, gusti e quantità gradite ai singoli commensali ci saranno ben noti. Se invece ci piace usare piatti dedicati, non dimentichiamo di dotarli di posata da servizio: siamo tra intimi, d’accordo, ma è buona norma che le posate personali girino al largo dal piatto di portata.

Neanche da dire, i piatti si porteranno via solo quando tutti hanno finito la portata: da brava casalinga disperata, consiglio – se già non lo fate – di metterli subito nel lavello con un goccio d’acqua, in modo che il cibo non si incrosti costringendoci poi a lavaggi più energici, faticosi e antieconomici.