Decorare. Sei volte, il mare in tavola

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Buongiorno! Siamo alla vigilia di Ferragosto, e ho pensato di celebrare  la festa italiana per eccellenza dopo il Natale (ma neanche tanto) con un piccolo speciale dedicato a tutte le tavole a tema marino che ho preparato negli ultimi anni. Per non infliggervi un post chilometrico metterò una singola foto per ogni tavola, aggiungendo però il link per chi fosse curioso di vedere più immagini e conoscere meglio i dettagli di ciascuna proposta.

Coastal tablescape in blue and red a casa di Bianca

Inizio con il più modaiolo degli accostamenti: sabbia & azzurro. Piatti inglesi, una fouta come tovaglia, piccoli dettagli a tema marino. Ne risulta un quadro delicato ed elegante ma assolutamente informale.

Coastal tablescape in light blue a casa di Bianca

Più frizzante e decisamente mediterranea questa seconda versione, tutta giocata sui toni del turchese. Ispirata alle isole greche e ai loro strepitosi colori, a me sembra perfetta per una romantica cena a due sotto le stelle.Tavola turchese a casa di Bianca

 

Siete più tradizionalisti e amate lo stile nautico? Ecco per voi due tavole in bianco, rosso e blu. La prima è di gusto decisamente classico, sdrammatizzato però da una rustica tovaglia di cotone a righe.

Coastal tablescape in blue and red a casa di Bianca

Decisamente più sbarazzina la seconda proposta, con piatti di linea e decoro vivaci e attualissimi.

Tavola a tema nautico a casa di Bianca

Vogliamo giocare ai viaggiatori dei secoli passati? Ecco una tavola pensata – per gioco, appunto – per gli immaginari passeggeri di un’elegante goletta ottocentesca, in viaggio verso le terre del tè e delle spezie.

Romantic nautical tablescape a casa di Bianca

Torniamo sul classico, ma balzando avanti almeno di un secolo, con l’ultima proposta, una tavola tutta giocata sul più classico degli abbinamenti: il bianco e blu.

Coastal tablescape in blue and white a casa di Bianca

Ecco, queste sono le mie proposte per una tavola che sappia di mare. E ovunque voi siate, buon Ferragosto!

Tea, anyone? 9. Piccolo galateo del tè freddo

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Caldo, caldo, caldissimo. Questa estate dalle temperature luciferine richiama disperatamente il desiderio di frescura. È il momento perfetto per regalarsi un buon tè freddo, gradevolissimo compagno dei pomeriggi più assolati.

Nei miei sogni, il tè freddo si sorseggia in giardino, su un vecchio tavolino in pietra posto all’ombra di alberi secolari, cullati dal fruscio delle foglie appena mosse dal vento e allietati dal frinire delle cicale e dal cinguettìo di pochi uccellini coraggiosi.

Nel mondo reale, molto più prosaicamente, ci si deve spesso accontentare di un angolino di casa più fresco e tranquillo possibile: il tè è un rito rasserenante, prima ancora che una bevanda, merita sempre un contesto appropriato!

Una volta guadagnato il nostro angolo di pace, dobbiamo dedicarci al tè e al suo servizio, partendo da un caposaldo dal quale proprio non si può prescindere: mai e poi mai servire il tè freddo con teiera e tazzine! Possiamo avere il più bel servizio del mondo, ma dovremo rassegnarci a lasciarlo nella credenza. Il tè freddo infatti si serve rigorosamente con il servizio da bibita, dunque caraffa e bicchieri alti.

Minime, come sempre mi piace nelle occasioni estive, le formalità: una tovaglietta chiara in tessuto naturale, bicchieri comodi e capienti (le regole vorrebbero tumbler alti da 25 cl, ma a me non dispiacciono nemmeno i calici a stelo corto o le tazze in vetro con il manico), cucchiaini di misura adeguata, piccoli tovaglioli da tè e, se il piano d’appoggio lo rende necessario,  sottobicchieri – una delle rare occasioni in cui potremmo ancora usarli: vorremo forse farcela scappare?

Sono molto di moda in questo periodo, quale alternativa ai bicchieri, i barattoli con coperchio e cannuccia. Per quanto possa trovarli carini, direi di limitarli a due situazioni: un raduno di ragazzini alla moda o un tè da sorseggiare comodamente adagiati su un lettino. Per tutte le altre situazioni, sinceramente, li lascerei alle pagine delle riviste.

Il tè, come tutte le bibite, andrà servito in caraffa e freddo al punto giusto. Inutile dire che andrà preparato con una perfetta infusione: non devo precisare che le polverine sono fuori discussione, vero? Se non è destinato al solo consumo personale o familiare, sconsiglio di zuccherarlo, per rispetto verso gusti ed esigenze degli ospiti. Trattandosi di una bevanda fredda ovviamente non potrà essere dolcificata in modo tradizionale, perché lo zucchero in polvere si scioglierebbe a fatica. Sarà quindi buona cosa predisporre una lattiera contenente zucchero liquido (lo si trova tranquillamente al supermercato) in  modo che ciascuno possa provvedere come preferisce.

Allo stesso modo il tè dovrà essere ben fresco ma non ghiacciato, perché non tutti apprezzano le bevande troppo fredde. Molto meglio mettere a disposizione un cestello del ghiaccio con le apposite pinze da cui gli ospiti possano servirsi liberamente. Sui cubetti volendo ci si può sbizzarrire: piccoli pezzi di frutta in armonia con l’infusione o fiori eduli daranno un delizioso tocco di ricercatezza al servizio.

Per finire, con cosa accompagnarlo? Direi con tutto quello che si serve con un tradizionale tè del pomeriggio, declinato in versione estiva. Sì quindi a dolci e sandwich che non temano troppo il caldo, e soprattutto a tanta frutta fresca, già porzionata e servita in modo accattivante. Qui un vecchio post dedicato all’argomento: e buon tè d’estate a tutti!

 

Ferie d’agosto

Non amo i cartelli “chiuso per ferie”, ma è il momento di rallentare ancora un po’ i ritmi del blog. Sono arrivate le vacanze, è tempo di godersi il vero grande lusso dei nostri giorni: il tempo, prezioso e sfuggente, ingoiato durante il resto dell’anno da giornate affannose che ci scappano tra le dita come se non ci appartenessero.

Per questo durante il mese rallenterò ancora un pochino il ritmo del blog. Senza abbandonarlo, perché non ne sarei capace: almeno un post a settimana ve lo prometto, e prometto che cercherò – internet permettendo, da cui sinceramente vorrei anche disintossicarmi un po’ –  di restare più attiva sui social.

Per riprendere i ritmi di sempre, ci sarà tempo. Per adesso, godiamoci le giornate ancora lunghe e le ore dorate che le concludono, il sole sulla pelle, il vino ghiacciato e cene leggere frutto dei doni della terra che la nostra bella Italia ci offre.

Vi aspetto comunque qui, direi il lunedì mattina, per raccontarci nel modo più rilassato e rilassante possibile come procede questa calda, caldissima estate.

Volersi bene. La borsa da spiaggia (quasi) perfetta, e una richiesta

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Finalmente in partenza – dopo due anni, che per i miei standard sono un’eternità – per una breve vacanza al mare, stavo quasi per dimenticare il tradizionale post stagionale da brava fashion blogger de’ noantri. E a cosa dedicarlo, se non alla borsa da spiaggia? Lo so, per essere veramente sul pezzo dovrei fare un video: ma siccome ho pietà di voi, mi accontento di infliggervi una foto e poche righe scritte, precisando – come è corretto fare – che i prodotti che vedete sono frutto di scelte e acquisti personali.

La borsa da spiaggia perfettaAllora, cosa va – secondo me – nella borsa da spiaggia perfetta? In primo luogo, il telo mare. Dopo anni passati a trascinarmi dietro asciugamani di spugna pesantissimi e perennemente bagnati, e non sopportando la microfibra, mi sono convertita al telo di cotone, o fouta. Se ne trovano ovunque, di tutti i colori, e sono a dir poco perfette: sono leggere, in filato naturale, non trattengono la sabbia e si asciugano in un lampo. Per me ho scelto un bel turchese chiaro, che ben si sposa con il tono neutro della borsa mare, rigorosamente lavabile e leggerissima: il confine tra disinvolta bagnante e sherpa nepalese può essere molto, molto sottile, e preferisco evitare di oltrepassarlo.

Secondo elemento, a dir poco fondamentale, la protezione solare. Corpo, viso, capelli, tutto va salvaguardato dal sole, che donerà anche un bel colorito ma invecchia senza pietà. E siccome anche la vista non va tanto d’accordo con la luce troppo intensa, mai dimenticare gli occhiali da sole e/o un bel cappello a tesa larga. Il mio è di paglia naturale, leggero e pieghevole, perfetto da infilare in borsa senza praticamente occupare spazio.

E siccome oltre a prevenire a volte bisogna anche curare, anche se qui non li vedete non lascio mai a casa uno stick contro punture di insetto o di medusa, salviettine disinfettanti e qualche cerottino.

Quanto ai capelli, oltre allo spray protettivo non possono mancare una piccola spazzola e un elastico: i miei capelli sfiorano appena le spalle, ma in spiaggia preferisco legarli per tenerli più ordinati e faticare meno a sgrovigliarli la sera. Sempre per conservare la decenza, tengo in borsa un piccolo specchio: in spiaggia il trucco è (o dovrebbe essere) off limits, ma uno sguardo ogni tanto per vedere come siamo messi ci vuole.

Altro elemento fondamentale, salvo non piazzarsi accanto a un chioschetto delle bibite, una bottiglietta d’acqua: sole e vento disidratano in un lampo, è indispensabile mantenere il giusto equilibrio di liquidi! E a proposito di liquidi, se c’è bisogno di cambiare il costume conviene avere a portata di mano un’apposita borsina impermeabile, perfetta per evitare che il bikini bagnato combini qualche guaio.

Dulcis in fundo, anche se nella foto me lo sono dimenticato, qualcosa da leggere, che per me vuol dire e-reader. La carta ha il suo fascino ma vogliamo mettere la comodità di avere un’intera biblioteca in un cosino che pesa meno di un quotidiano, si legge bene tanto all’ombra che in pieno sole, non si riempie di sabbia e non scappa via col vento? Il tema, se mai, è cosa caricarci sopra. E qui ne approfitto per farvi una richiesta. Per come sono messa ultimamente, avrei davvero bisogno di leggere qualcosa di piacevolmente rilassante, ma sembra che in giro ci siano solo gialli truculenti, storie strazianti e romanzi a luci rosse. Perciò vi chiedo: evitando come la peste i tre generi appena nominati, avete qualche bel libro da consigliarmi per queste vacanze? Grazie!

Sì, viaggiare. Sette giorni in Scozia. 7. Outlander, chi era costui?

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L’ultimo giorno in Scozia si è aperto con un tempo molto adeguato alla situazione: nebbioso e malinconico! Lasciato l’hotel dopo una colazione semplice ma gustosa, anche in versione gluten free, ci siamo rimessi in cammino verso l’aeroporto di Edimburgo, dove ci aspettavano alle 17 per la riconsegna dell’auto. Onde evitare ansie da contrattempo, avevamo progettato di avvicinarci subito alla città e visitare due posti nei dintorni che mi sembravano particolarmente affascinanti: le rovine del priorato di Inchmahome, che ospitò Maria Stuarda bambina, e il castello di Doune.

Doune Castle Outlander Inchmahome si trova su un’isoletta nel lago di Mentheit e si raggiunge solo per via d’acqua. Avevo visto foto splendide e non vedevo l’ora di andarci, ma purtroppo il tempo, in netto peggioramento nel corso della mattinata, ci ha costretto a rinunciare. A quel punto ce la siamo presa comoda e abbiamo attraversato con calma la zona del Loch Lomond e del Trossachs National Park  area naturale a forte vocazione turistica prediletta dagli scozzesi.

ScotlandLa zona si è rivelata assolutamente splendida e sarà sicuramente oggetto di un approfondimento, quando riusciremo a tornare in Scozia. Il paesaggio è incantevole, e la zona – non ho foto, purtroppo – pullula di meravigliosi cottage in pietra scura uno più bello dell’altro. Numerose le attività che si possono praticare: pesca, vela e altri sport d’acqua nella zona del lago, escursionismo, arrampicata, mountain bike e ovviamente golf sulla terraferma.

ScotlandQuasi in uscita dal parco ci siamo fermati per mangiare qualcosa nella cittadina di Callander. Indirizzati dalla gentile proprietaria di un bistrot ci siamo rifugiati in una deliziosa quanto defilata rosticceria, Deli Ecosse (non hanno sito ma sono su Facebook), dove abbiamo trovato ampia scelta di piatti anche in versione senza glutine, dolci compresi: decisamente una bella sorpresa con un unico piccolo neo, l’assenza del bagno. Ci sono comunque toilettes pubbliche gratuite all’inizio del paese, vicino al parcheggio.

Callander

Dopo il pranzo e una passeggiata per la minuscola cittadina, ai miei occhi meravigliosa perché metteva in fila qualcosa come cinque charity shop altamente provvisti di english transferware (li ho saccheggiati fino a capienza del bagaglio a mano mio e del consorte), abbiamo ripreso l’auto in direzione della nostra ultima meta, Doune Castle.

Doune Castle OutlanderLo avevamo scelto perché vicino a Edimburgo, turistico ma non troppo, e dall’aria decisamente fotogenica. Solo una volta sul posto abbiamo scoperto che è tra i set di una serie televisiva molto famosa, Outlander (la conoscete? Se vi va, recensitela nei commenti così decido se litigarmi o meno la tv coi figli per vederla), tanto che c’era addirittura uno shop interamente dedicato.

Doune Castle OutlanderNon è difficile capire perché l’abbiano scelto.

Doune Castle Outlander

Di origine medievale, parzialmente caduto in rovina nel primo Ottocento e restaurato alla fine del secolo, conserva ambienti maestosi e suggestivi che fanno davvero sognare appassionanti storie di amore e d’avventura.

Doune Castle Outlander

La nostra avventura, in compenso, ormai volgeva al termine. Arrivati a Edimburgo accolti, sulla strada che porta all’aeroporto, dalle imponenti sculture metalliche dedicate ai Kelpies, i demoniaci cavalli d’acqua della mitologia celtica, abbiamo riconsegnato l’auto e preso la strada del terminal. Con le tradizionali due ore di ritardo già sperimentate all’andata (no comment) abbiamo preso il volo per la madrepatria. La nostalgia però era già tanta: Scozia, te lo prometto, prima o poi tornerò…