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©acasadibianca

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Inutile negarlo, sono sempre fuori moda. Ormai ne faccio quasi un punto d’orgoglio, di questo mio andare controcorrente, ed ecco perché oggi voglio riaffermare quello che per me è uno dei maggiori punti di forza del ricevere a casa rispetto al cenare al al ristorante, ovvero l’uso del piatto da portata.

Questa meravigliosa categoria di accessori per la tavola, ingiustamente bistrattata e accantonata dall’imperante moda dell'”impiattamento”, merita a mio modesto avviso la giusta riscossa. E non solo perché rappresenta al massimo l’idea della convivialità, come esprime meravigliosamente un pensiero di Elena Lowenthal che vi avevo già proposto qui ma che trovo quanto mai opportuno riportare di nuovo, almeno in parte: «La lingua della mia cucina non conosce il verbo “impiattare” (…). Riesuma quel reperto antico ed estinto che risponde al nome di “piatto da portata”: ovale o rotondo, smisurato. In lavastoviglie non ci entra neanche se lo prendete per i capelli, in compenso fa la sua figura in mezzo al tavolo e dice, ammiccando ai commensali, che se ne vogliono ce n’è ancora».

Il fatto è che il piatto da portata è bello, anzi, bellissimo. Proprio per il suo ruolo di protagonista assoluto delle cene, soprattutto se in grande stile, presenta il più delle volte la forma più accattivante e il decoro più sontuoso dell’intero servizio, e dà alla tavola quel tocco in più che è un vero peccato farsi mancare. Mi sembra quindi doveroso dedicare un po’ di parole per descrivere i principali pezzi da portata: chissà che non faccia venire voglia anche a chi legge di abbandonare, almeno qualche volta, la moda del monoporzione.

L’antipastiera. E’ quel piattone, vuoi ovale vuoi tondo, diviso in scomparti per consentire di servire più stuzzichini contemporaneamente senza mescolare colori, consistenze, sapori e temperature. Certo, anche tante ciotoline diverse sono carine, ma volete mettere l’acquolina in bocca nel vedersi davanti un piattone del genere riempito di tutto punto?

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La zuppiera. L’orgoglio delle nostre nonne, quanto arrivava in tavola traboccante di minestre profumate o tortellini in brodo. Lo so, è scomoda, pesante e difficile da stivare, ma ha un fascino che non ha eguali. E se proprio non sappiamo dove metterla, lasciamola pure in bella vista, magari temporaneamente trasformata in un’aiuola che sa di primavera.

Il piatto da carne o da pesce. Ma vogliamo mettere la meraviglia di un arrosto o di un pesciolone serviti scenograficamente su un grande piatto, ovale o quadrato che sia, circondati – come si conviene – da un fragrante contorno? Irrinunciabile. Non abbiate paura di esagerare con le misure, se è frequente che alla vostra tavola ci si sieda numerosi.  La mia personale follia? Questo piatto da tacchino, enorme e bellissimo.

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Le salsiere. Ovviamente dove c’è arrosto c’è salsa, e vorremo pure lasciare liberi i nostri commensali di servirsene a piacimento, vero? E’ a questo che servono le salsiere, aperte o chiuse che siano, secondo che si tratti di servire una salsa fredda o calda. E anche loro, a riposo, ben si prestano ad usi decorativi: belle e non troppo ingombranti, possono fungere da porta cioccolatini o da cachepot per piccole piante e/o composizioni floreali, ma anche solo fare bella presenza su qualche ripiano.

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Le legumiere. Poco diffuse alla nostre latitudini, ma comunissime oltremanica, sono quei piatti ovali o tondi dai bordi leggermente rialzati dedicati al ben servire i contorni cotti. Da preferire, se possibile, la variante con coperchio, eccellente aiuto per mantenere in caldo le verdure.

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Le terrine. Cosa c’è di buono, sano e decorativo di una bella insalata colorata? E allora serviamola come si deve, in una bella terrina capiente, lasciando l’ospite libero di scegliere se e quanto mangiarne e come condire.

Il piatto da dolce. Non solo alzatine, per quanto belle e comode siano. Torniamo a portare in tavola le torte e rivalutiamo piatti da pasticcini, da plumcake, e soprattutto il piatto da torta, quello tondo basso e piatto che consente di tagliare agevolmente il dolce e servirne le fette senza incidenti causati da bordi sporgenti e/o altezze spericolate.

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La fruttiera. E’ il vero brontosauro della tavola di oggi, perché nonostante tutti parlino di cucina salutare nessuno o quasi preferisce la frutta ai dolci come conclusione di un momento conviviale. Scegliamola come più ci piace, vuoi una terrina particolarmente ampia, un piatto capiente o un’alzatina leggermente concava a uno o più piani, ma non dimentichiamola.