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Basta davvero poco per tornare bambini e rivivere sentimenti ed emozioni che credevamo dimenticati. A un certo Marcel Proust, per dire, un morso ad un dolcetto ha scatenato ricordi così prorompenti da riempirci la bellezza di sette volumi. Io, più modestamente, ho trasferito le sensazioni suscitate dal ritrovare il vecchio libro di cui vi ho parlato qui in una tavola.

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Non una tavola vera, in realtà, più che altro un divertissement. Avevo già in programma di partecipare al tema mensile del solito gruppo Facebook (per gennaio, “la tavola della neve e del ghiaccio”), ma avevo in mente un’apparecchiatura molto classica e formale. Poi sono arrivati il libro, lo gnomo col cappello azzurro ed ecco che, al posto di una tavola algida e seriosa, ho preferito una scenografia informale e divertente, che mescolasse bianco e azzurro ghiaccio e che sapesse di giochi d’infanzia, di fiabe e di personaggi fantastici: ne è risultata una tavola adatta a un pranzo di bambini, ma anche di adulti che non hanno perso la capacità di sognare.

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Sono partita da una tovaglia in lino pesante, con delicati ghirigori color burro su una base di un grigio-azzurro chiarissimo, perfetta per ricordare i ricami che il ghiaccio crea ovunque si posi. Per accentuare questo effetto, ho apparecchiato con piatti di vetro, inciso a ricordare i cristalli di ghiaccio per il sottopiatto e perfettamente trasparente per il piatto piano. Vetro inciso anche per il piattino del pane, mentre i bicchieri riprendono il tema del ghirigoro sul calice e sono ravvivati da un piccolo tocco di azzurro sul gambo. Posate d’acciaio e legatovaglioli punteggiati di swarowsky hanno completato l’effetto “gelo”.

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Fin qui, niente di straordinario. Il vero divertimento è stato comporre il centrotavola! Anche se apparecchiavo per gioco, non ho voluto esagerare: lo sapete, per me a tavola si deve soprattutto mangiare, e non mi piace eccedere nemmeno quando preparo “per finta”.

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Ecco quindi che ho steso al centro una sottile striscia di ecopelo bianco, a ricordare il candore e la morbidezza della neve. Su questa base, piccoli dettagli che ricordassero la gioia dei giochi d’inverno: grandi pom pom bianchi a mò di palle di neve, e un cavallino a dondolo in porcellana per immaginare avventurose galoppate attraverso questa distesa incantata. Piccole sfere di vetro luccicanti e un filo sottilissimo di lucine hanno completato l’effetto, suggerendo il baluginare dei cristalli di ghiaccio sotto i raggi del sole d’inverno.

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A sovrintendere il tutto, come un nonno bonario e paziente, ovviamente lui, lo gnomo dal cappello azzurro.

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Ecco, questa era la mia tavola della neve e del ghiaccio, Ammetto che alla fine mi è molto dispiaciuto disfarla, ma come si dice, terrò buona l’idea per la prima occasione utile. L’inverno è ancora lungo…