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©acasadibianca

©acasadibianca

La casa in collina ha una sorta di balconata da cui si gode una meravigliosa vista sulla valle. Inevitabile apparecchiare lì la tavola, se appena tempo e temperatura lo consentono. A pranzo il punto gode dell’ombra di un grande albero, a cena si possono ammirare i colori del tramonto e godere del tepore degli ultimi raggi del sole.

In piena estate non è necessaria alcuna illuminazione, per cenare: la luce del crepuscolo è più che sufficiente per accompagnare la serata, e se mi piace comunque punteggiare la tavola di candele è più per amor di estetica che per necessità.

Sul declinare della stagione però, quando le giornate iniziano ad accorciarsi, la luce naturale non basta più. Ora, va bene l’atmosfera, va bene la suggestione delle fiammelle che danzano all’aria, ma bisogna anche vedere quel che si ha nel piatto, sennò – a mio parere – mangiare diventa fastidioso.

Per ovviare a questo problema avevo provato di tutto: alzatine a piani riempite di candeline, lanterne, candelieri a più bracci, lampadari a carica solare, fili di lampadine, insomma, praticamente tutto il repertorio che avevo raccolto in questa pagina Pinterest.

Purtroppo nessuna soluzione era soddisfacente: tutte meravigliosamente eleganti, per carità, ma nessuna che offrisse davvero la quantità di luce necessaria.

La soluzione era una sola: o un faretto da attaccare alla casa oppure un lampadario, da appendere all’albero che protegge con i suoi rami l’angolo dove apparecchiamo. Il faretto, sinceramente, non mi attirava per nulla, così ho optato per il lampadario.

Ho pensato e ripensato a diverse soluzioni, ma il pensiero finiva sempre lì: un elegante, francesissimo chandelier, che con le sue gocce di cristallo riempisse la corte del baluginare di mille lucine. Il problema è che questi lampadari, oltre a costare un occhio della testa, pesano moltissimo, il che li rende decisamente poco adatti ad essere appesi e tolti ogni sera, come si è costretti a fare nel caso di un ambiente esposto alla pioggia e all’umidità della notte.

Insomma, ero quasi rassegnata a ripiegare su tutt’altro genere quando il destino ci ha messo la zampa. Durante le vacanze in Alto Adige, ho accompagnato la suocera in negozio di arredo e casalinghi e gironzolando qua e là… l’ho trovato! Elegante, delicato, economicissimo e ultraleggero: ebbene sì, è uno chandelier in plexiglas!

L’ho riportato a casa felicissima, montato e appeso tra lo sconcerto dei parenti, convinti che fossi completamente impazzita: uno chandelier appeso a un albero???

©acasadibianca

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Man mano che il lavoro procedeva, però, ho visto le loro facce cambiare: da inorridite si sono fatte più possibiliste finché, una volta calato il sole, hanno dovuto ammettere che era stata una buona idea.

©acasadibianca

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Sì, perché il mio piccolo chandelier (c’era anche più grande, e tornando indietro prenderei quello, ma pazienza) non solo fa meravigliosamente il suo dovere illuminando alla perfezione la tavola, ma è anche elegante, leggero e sufficientemente folle da risultare davvero divertente. Insomma, quel che si dice una storia a lieto fine.