Decorare, Ricevere, Riflessioni, Stile, Tavola

Finalmente venerdì! Di reminescenze barocche, luce, aria e colore

Avevo già segnalato qualche tempo fa come la moda in tema di casa e tavola stesse pesantemente virando verso il barocco, con colori e soggetti che ricordavano molto le nature morte seicentesche, se non addirittura le Vanitas. Il trend è sempre più confermato, come evidenziano un qualunque giro sui profili Instagram più gettonati e, in questi giorni, anche la modalità di comunicazione scelta da un colosso come Ikea per pubblicizzare quella che dovrebbe essere la novità più gioiosa dell’anno, ovvero la linea natalizia.

Bene, se avrete la pazienza di curiosare un po’ sul sito del nostro amato brand svedese, noterete come il genere di ambientazione prevalente trasmetta la stessa serenità – perdonate la franchezza – di una grotta illuminata dalla fioca luce di un lumino da cimitero.

Questo fenomeno estetico, che subentra – per reazione o per furbizia commerciale? – ad anni di “tutto bianco”, fa in effetti il paio con il generale ottimismo che attraversa il nostro tempo: se seguite le serie tv più in voga, perfetto specchio del clima imperante, vedrete che il comune denominatore è un pessimismo che al confronto quello cosmico del Leopardi era una barzelletta.

In tutto questo, ovviamente, ci va di mezzo anche la tavola, sempre più spesso rappresentata come l’antro di una accumulatrice seriale che la opprime con ogni genere di accessorio. E non parlo solo delle tavole da rivista, che sono pur sempre una categoria a parte, ma anche delle tavole da cerimonia che accompagnano gli eventi organizzati dai nomi più importanti. Fateci caso, sono sempre più sovrastrutturate, ingombre e soffocanti: magari sono apparecchiate con i pezzi più pregiati sul mercato e abbellite con fiori meravigliosi, ma sono sempre  più spesso “troppo”. E lo sono anche per l’esperienza gastronomica che dovrebbero ospitare: per quanto siano tavole dove si servirà impiattato, tutta questa opulenza sconfina facilmente in un senso di oppressione.

Insomma, proprio non riesco a farmelo piacere, questo ritorno al barocco. E continuo imperterrita ad andare controcorrente. Amo la luce, l’ariosità, il colore, e nessuna moda mi ci farà rinunciare. Del resto, come è passato il tutto bianco, passerà anche questa.

13 pensieri riguardo “Finalmente venerdì! Di reminescenze barocche, luce, aria e colore”

  1. Condivido pienamente i tuoi pensieri, anche perché a me piace mettere in tavola i vari vassoi da cui ognuno si serve e già qui la tavola è “piena”! Buon we

  2. Lo scopo di ikea è quello di vendere spingendo il consumatore a comprare. Cambiare stile e colori serve allo scopo, i clienti sono già pieni dei soliti bianchi e non sarebbero stimolati a riacquistare gli accessori che hanno più o meno già. Il neo barocco o il goticheggiante lo si vede anche nell’abbigliamento, il bordeaux è di gran moda come pure le fantasie che richiamano certe tappezzerie arabescate in velluto. Credo che anche nelle tavole ci si possa creare uno stile personale, alla faccia delle pagine instagram più gettonate.

    1. Penso anch’io che sia tutto fatto per vendere, creando bisogni dove oggettivamente non ce ne sono. Il giochino è portare il consumatore a trasferire sulla casa e la tavola il principio dell’usa e getta già ampiamente radicato nell’abbigliamento: “Orrore, ho la casa tutta bianca e ora va il nero! Per fortuna posso andare da (*brand economico a scelta*) e rinnovare tutto senza spendere una follia. E proprio perché non ho speso molto, se tra cinque anni al nero subentrerà il supercolore potrò di nuovo buttare tutto e rifare!”. Contenti loro…

      1. E qui si potrebbe aprire il lungo discorso su come questa moda usa e getta in casa e nell’armadio stia avendo diversi effetti collaterali: incapacità diffusa di distinguere la qualità dalla fuffa (materiali, finiture, realizzazioni di ultima apprezzate e prese per buone), abbassamento delle richieste/esigenze del consumatore ormai abituato ad accontentarsi di poco, ma soprattutto assuefazione a pagare cifre magari non alte, ma oggettivamente esagerate per beni che valgono molto ma molto meno. Scuri o chiari che siano. E qui mi fermo.

        1. Aggiungerei l’accettare che anche beni da sempre nati per essere durevoli si deteriorino in tempi rapidissimi. La cultura dello spreco è devastante e la pagheremo molto cara. E qui mi fermo anch’io.

  3. Sono stata da Ikea in settimana, ho accompagnato un’ amica che di recente ha cambiato casa e quindi ha comprato diversi oggetti, tra i quali anche piatti pentole ecc. Si discuteva proprio dello scuro a tavola ed entrambe eravamo concordi sul lasciar perdere in quanto moda provvisoria e penalizzante, per penalizzante intendo ” mortificatrice di luce” . Abbiamo scelto case luminose, zone giorno con esposizione a sud, finestre grandi…e ora? Dovremmo scurire tutto??? Non se ne parla proprio… Carine nei cataloghi, in negozio…ma non a casa mia

  4. Concordo con Donna Bianca: il trend nero/barocco riflette la società in cui viviamo: in un periodo di pessimismo, di quasi totale relativismo, in cui i valori morali, sociali e politici sono in grave crisi (ogni tanto ripenso ai nostri Padri della Costituzione…) si cerca di esorcizzare la paura del vuoto interiore con la bulimia estetica, l’ansia per il futuro con le tinte funeree…
    A me vengono in mente, per similitudine, anche il Decadentismo di fine ‘800, con i suoi salotti stipati all’inverosimile ed i tendaggi pesanti, ed il suo più famoso esponente, D’Annunzio (un’occhiata su Internet al Vittoriale rende l’idea, un vero “horror vacui”, paura degli spazi liberi!): pare che i periodi di crisi presentino caratteristiche simili .. Detto ciò, è ovvio che le ditte poi ci sguazzino, fiutando l’occasione di far spendere i consumatori.
    Tornando ad argomenti più leggeri, anch’io non riuscirei ad apparecchiare una tavola del genere: mi sentirei soffocare, mi parrebbe di essere finita in un museo o di aspettare a cena gli Addams! Del resto, faccio parte dell’ancora nutrita schiera di coloro che portano in tavola i piatti da portata, sul genere del quadro “La libertà dal bisogno” di Norman Rockwell (anche se non sono così vecchietta!)…

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